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La Rete resta libera. Fava non c’è più.

Alla fine ha prevalso il buon senso.

La Camera ha appena bocciato l’emendamento attraverso il quale l’Onorevole Fava avrebbe voluto imbavagliare la Rete in nome dell’esigenza - pur rispettabile e comprensibile - di garantire miglior protezione ai diritti di proprietà intellettuale.

L’intero emiciclo parlamentare - con l’isolata ma scontata eccezione della Lega Nord - ha detto no all’approvazione dell’emendamento con il quale si sarebbe voluto assegnare a chiunque il diritto di ottenere dal fornitore di servizi di hosting la rimozione di un contenuto sulla base di una semplice segnalazione arbitraria ed unilaterale circa il carattere illegittimo della pubblicazione.

E’ un no, quello appena espresso dalla Camera dei Deputati, ad una pericolosa deriva legislativa verso la privatizzazione della giustizia, almeno in materia di proprietà intellettuale ma è, anche - e, forse, soprattutto - un no verso la dilagante idea secondo la quale la necessità di proteggere la proprietà intellettuale giustificherebbe, in maniera quasi machiavellica, il ricorso a qualsiasi mezzo e la deroga ai più elementari principi di diritto.

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