Questo pomeriggio, in un post, sul mio blog su Il Fatto Quotidiano ho raccontato dei costi e dell’inefficienza che il monopolio della SIAE genera sul Sistema Paese, sulla base di uno Studio stimolante dell’Istituto Bruno Leoni.
Ho passato però, le ultime ore, a sfogliare il bilancio 2009 e, soprattutto, a leggere la relazione del Presidente.
E’ una di quelle occasioni in cui non saprei dire se determinano maggior sconcerto i numeri o le parole ma - quale che sia la risposta che volete dare a questa domanda - è fuor di dubbio che numeri e parole concordano nel suggerire che il monopolio nel mercato dell’intermediazione ha fatto il suo tempo.
Ecco qualche stralcio della Relazione al Bilancio, seguito da qualche irrinunciabile commento:
La profonda trasformazione vissuta dal mercato del diritto d’autore negli ultimi anni è da ricollegarsi alla crescente fruizione di contenuti su piattaforme digitali e telefonia mobile; ciò continua a condizionare negativamente, sotto il profilo della redditività, la tutela del diritto d’autore. (…) A ciò si aggiunga anche il rischio connesso alle possibilità di scegliere una società in luogo di un’altra a livello europeo per la centralizzazione delle licenze.
(Pag. 14, Fattori di rischio. Tutela del diritto d’autore.)
Viene il sospetto che si sia letto male: la crescente fruizione di contenuti su piattaforme digitali e (di) telefonia mobile - ovvero il progresso - nonché la concorrenza - almeno a livello europeo - sul mercato dell’intermediazione sono rubricati come fattori di rischio.
Come dire che davanti all’evoluzione del mercato e dinanzi al rischio di veder scricchiolare - anche solo un po’ - il proprio monopolio, il dinosauro SIAE, si preoccupa ed arranca.
Leggo, ancora, nello stesso paragrafo a proposito di altri fattori di rischio:
In tale ambito, la diffusione di musica in store non soggetta a tutela (fenomeno oggi marginale), va monitorato perché in prospettiva potrebbe generare conseguenze economiche negative di apprezzabile entità.
Stanno nascendo piattaforme musicali mondiali sotto licenza “creative commons”.(Pag. 14, Fattori di rischio. Tutela del diritto d’autore.)
Siamo quasi al paradosso: un ente che ha la missione di promuovere la circolazione delle opere dell’ingegno e, dunque, la cultura che lamenta ed annovera tra i fattori di rischio per la propria attività le “eccellenze” nelle nuove dinamiche della circolazione dei diritti solo perché, tali dinamiche, non transitano per Viale della Letteratura.
E passiamo al paragrafo della Relazione sulle “prospettive future”.
Le principali novità in materia di business negli ultimi mesi, che produrranno effetti nel prossimo futuro, sono:
- il Decreto del Ministro per i Beni e le Attività Culturali del 30/12/2009 per la rideterminazione dei compensi di Copia Privata;
- il rinnovo della convenzione decennale con l’Agenzia delle Entrate;
- la nuova convenzione con i Monopoli di Stato per gli apparecchi da gioco;
- la nuova convenzione con l’INPS;
Come dire che il Monopolio non basta e che tutte le principali opportunità di incremento del business della SIAE, nell’anno che verrà, nascono da ulteriori supporti di Stato: un balzello come l’equo compenso e poi convenzioni per lo svolgimento di attività che non hanno nulla a che vedere con il diritto d’autore.
L’estensore della Relazione, tuttavia, ripone evidentemente - ed ha ragione visto che stiamo parlando di circa 100 milioni di euro - nella nuova disciplina sul c.d. equo compenso da copia privata.
Al patagrafo successivo - “contesto normativo” - infatti rivendica il successo lobbistico ottenuto con il varo da parte del Ministro Bondi del nuovo regolamento:
Tale provvedimento potrà apportare nuovi e rilevanti incassi a tutti gli aventi diritto e costituisce il coronamento di una intensa attività degli Uffici della Società che hanno svolto un ruolo propositivo in fase di elaborazione della proposta vagliata dal Ministero nel mese di gennaio 2009.
Ma le parole che più di ogni altra convincono dell’esigenza di smantellare senza ulteriore ritardo il monopolio SIAE sono, a mio avviso, quelle con le quali, nella relazione, vengono commentati i dati relativi ai ricavi da “Gestione dei servizi in convenzione”.
Eccole:
Una valutazione completa del peso che tali servizi, soprattutto quelli con le Amministrazioni Pubbliche, hanno sull’economia della SIAE, non può, però, essere limitata al solo dato contabile, direttamente a loro ascrivibile. Occorre, infatti, valorizzare anche il ritorno economico che, indirettamente, deriva da tali servizi alla nostra Società. E’ innegabile, infatti, che il potere che la SIAE esercita, in forza delle convenzioni, incide positivamente anche sull’azione di accertamento e incasso del Diritto d’Autore.
L’efficacia e l’autorevolezza che la SIAE assume attraverso tali collaborazioni, producono effetti sull’espletamento dell’attività squisitamente istituzionale di tutela del Diritto d’Autore, che acquista maggiore incisività e produttività. La conferma sono i livelli di raccolta del Diritto d’Autore, di assoluta eccellenza rispetto a quelli ottenuti dalle società consorelle estere, che, come noto, non svolgono servizi di analoga natura.
Non credo serva spiegare il significato inquietante di queste parole: a prescindere dal fatto che SIAE guadagna bene effettuando controlli per contro dell’Agenzia delle entrate, dell’INPS o dei Monopoli di Stato, lo svolgimento di tali attività fa percepire SIAE come più “potente ed autorevole” di quanto non verrebbe percepita se fosse SOLO - come, peraltro accade all’estero - una società di intermediazione dei diritti che agisce per raccogliere soldi per conto di soggetti privati.
Le parole sono sufficientemente chiare: la forza della paura che si incute ai propri interlocutori è “istituzionalmente” individuata dalla SIAE - addirittura nella propria relazione a Bilancio - come un fattore positivo.
Ritengo, in tutta franchezza, queste espressioni di inaudita gravità e non possono non auspicare che l’Autorità Garante della concorrenza e del mercato nonché la Direzione generale antitrust di Bruxelles intervengano per scongiurare il rischio che i propositi della SIAE si trasformino in realtà e che, pertanto, il mercato dell’intermediazione dei diritti - specie a livello europeo - sia distorto dall’esercizio - da parte della nostra monopolista - di “pressioni” quali quelle paventate.
Mi fermo qui con la riserva di tornare nei prossimi giorni a commentare anche i numeri di un bilancio - quello 2009 - che confermano lo scenario tratteggiato dagli analisti dell’istituto Bruno Leoni: la SIAE è, allo stato, la prova vivente del fallimento di un monopolio.
Ho già ricordato nel post su Il Fatto che c’è un disegno di legge in Senato che mira a smantellare il monopolio SIAE.
Occorre - se gli eventi nel Palazzo non precipiteranno - ottenerne la discussione ed approvazione senza ritardo nell’interesse dell’intero Sistema Cultura italiano.





