Davvero l’unica soluzione è uscire dai social?

Concita De Gregorio, qualche giorno fa su La Stampa ha aperto un dibattito che merita di non essere lasciato cadere nel vuoto nel quale ieri è intervenuto anche Michela Serra. L’altro ieri dalle colonne di Huffington Post ho voluto partecipare anche io. Qui sotto la mia posizione e il link all’articolo integrale su Huff.

Noi possiamo cambiarli, ricondurli a quello che sono e devono essere: un servizio commerciale, uno strumento innovativo, talvolta un passatempo, talaltra una piazza pubblica straordinariamente preziosa per le nostre democrazie. Non c’è ragione per rinunciare a ciò che di buono possono offrirci, per sottrarci al rischio che si impossessino di noi.

Se ti interessa, leggi l’articolo integrale su Huffington Post qui.

Tu vuò fa’ l’europeo: Biden richiama all’ordine le big tech


L’industria tecnologica americana è la più innovativa al mondo. Sono orgoglioso di ciò che ha realizzato e delle tante persone talentuose e impegnate che lavorano in questo settore ogni giorno. Ma come molti americani, sono preoccupato per il modo in cui alcuni nel settore raccolgono, condividono e sfruttano i nostri dati più personali, amplificano l’estremismo e la polarizzazione nel nostro paese, inclinano il campo di gioco della nostra economia, violano i diritti civili delle donne e delle minoranze e mettono a rischio i nostri figli“. Inizia così l’editoriale del presidente americano Joe Biden pubblicato l’altro ieri sul Wall Street Journal. È un j’accuse durissimo all’indirizzo delle Big tech da parte del presidente del Paese che ha dato loro i natali e che ha indiscutibilmente contribuito a renderle quelle che sono.

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Salute, amore, lavoro: quanto stiamo raccontando di noi a Chat GPT-3?


I social network, in Italia come nel resto del mondo, da qualche settimana pullulano di screenshot che raccontano delle più diverse, eterogenee, curiose e fantasiose conversazioni tra donne e uomini e il robot diversamente intelligente messoci a disposizione da Open AI, la non profit, fondata da Elon Musk nella quale, negli anni, hanno investito tanti grandi del firmamento delle bigtech da Amazon a Microsoft. Chiediamo a Chat GPT-3 di rispondere a ogni genere di domanda quasi fosse un oracolo, un chiromante, uno scienziato, un saggio, talvolta – complice l’estrema facilità di conversazione in linguaggio umano – un amico fidato o, persino, un familiare. Cerchiamo risposte sicure, soluzioni a problemi nostri e dell’umanità intera, previsioni affidabili. E in alcuni casi, lo racconta lo zibaldone di immagini che rimbalzano sui social, le domande raccontano di noi più di quello che racconteremmo a chicchessia in carne ed ossa davanti a un bicchiere di vino, forse persino a un familiare.

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Il caso Vagnato: ladri di biciclette e ladri di dignità


Gabriele Vagnato
 di professione influencer, scelto, tra l’altro, da Fiorello come inviato di Viva Rai 2, qualche mese fa decide di emulare Le Iene e – così lo racconta lui stesso – “entrare nella testa di un ladro” di biciclette, raccontando, naturalmente, al mondo intero, minuto per minuto, il suo esperimento sociale. L’idea è tanto semplice quanto pericolosa, specie se attuata nel modo sbagliato: comprare una bicicletta, installarci sopra non uno ma due GPS, uno dei quali con funzioni anche di microspia acustica, parcheggiare la bici in bella vista, aspettare che qualcuno la rubi e poi pedinare e smascherare il ladro, tutto, rigorosamente, sotto lo sguardo indiscreto di un paio di telecamere. Detto fatto.

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Ha ragione Mattarella: bisogna investire sui dati per rilanciare l’Italia

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“La quantità e la qualità dei dati, la loro velocità possono essere elementi posti al servizio della crescita delle persone e delle comunità. Possono consentire di superare arretratezze e divari, semplificare la vita dei cittadini e modernizzare la nostra società. Occorre compiere scelte adeguate, promuovendo una cultura digitale che garantisca le libertà dei cittadini”. Sono le parole del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, agli italiani in occasione del suo tradizionale messaggio di fine anno.

Un’indicazione carica di significato che non possiamo e non dobbiamo lasciarci scivolare addosso. Il Paese è letteralmente adagiato su una miniera di inestimabile valore, capace di consentirci di ridisegnare e riprogettare completamente il nostro futuro e proiettare l’Italia dove merita nel firmamento dei grandi della comunità internazionale, una miniera ricca di dati dai quali estrarre informazioni e quindi conoscenza. Ed è lo stesso Presidente Mattarella a indicare le diverse linee di azione lungo le quali questo patrimonio di conoscenza può essere sfruttato: “superare arretratezze e divari, semplificare la vita dei cittadini e modernizzare la nostra società”.

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Governare il futuro: Adozioni gay, eutanasia, intelligenza artificiale. Come la pensa Chat Gpt-3: progressista, ma anche un po’ democristiano

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Online, il fenomeno delle ultime settimane del 2022 si chiama Chat GPT-3, la chatbot basata sull’intelligenza artificiale sviluppata da OpenAI, aperta al pubblico in via sperimentale con la quale decine di milioni di persone in tutto il mondo stanno giocando e condividendo i risultati delle loro chiacchierate via social. Chat GPT-3 è soggetto dal multiforme ingegno, eclettico si direbbe, di un umano. Può scrivere poesie come contratti, lettere d’amore come diffide ad adempiere, software come testi letterari e, soprattutto, rispondere a ogni genere di domanda sui temi più disparati. L’abbiamo “intervistata” su alcune questioni etico-giuridiche e di attualità e leggere le sue risposte può risultare utile a iniziare a prendere confidenza con il futuro che ci attende, un futuro nel quale, che ci piaccia o non ci piaccia, dovremmo convivere con intelligenze artificiali come lei che avranno un ruolo sempre più determinante nelle nostre vite.

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Governare il futuro: Insieme agli smartphone usati attenti a non vendere anche le nostre vite

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In giro per il mondo ci sono circa 6,6 miliardi di smartphone attivi. Solo in Italia sono più o meno 80 milioni, quindi più degli abitanti. Nessuna sorpresa, quindi, se accanto al mercato degli smartphone nuovi ce ne sia uno sempre più fiorente di smartphone di seconda mano nel quale circolano telefonini venduti, comprati e scambiati direttamente tra utenti e dispositivi, come si dice, ricondizionati, da società specializzate che, prima li “rimettono a nuovo” e poi li rivendono. Tanto per avere un’idea delle dimensioni del fenomeno, solo questo secondo segmento del mercato degli smartphone usati, secondo un articolo appena pubblicato da Il Sole 24 ore, oggi varrebbe circa 60 miliardi di dollari e sarebbe destinato a sfondare la soglia dei 140 miliardi entro il 2031. E le cifre non tengono conto, appunto, del valore del mercato privato che, pure, grazie al proliferare di piattaforme online per la vendita e l’acquisto di beni di seconda mano, deve essere decisamente importante.

Bene, anzi benissimo, naturalmente dare una seconda vita ai nostri smartphone che, spesso, mandiamo in pensione quando sono ancora giovanissimi e benissimo acquistarli usati perché, appunto, possono dar soddisfazione a tanti che, magari, non possono permettersi o, semplicemente, non sono interessati a disporre del prodotto di ultimissima generazione. Bene per il portafoglio e bene per la sostenibilità ambientale anche perché lo smaltimento di uno smartphone spesso e volentieri finisce con il rappresentare una minaccia per la sostenibilità ambientale. Ma guai a dimenticarci che, ormai, i nostri smartphone contengono letteralmente le nostre vite, contengono un patrimonio di dati personali capace di metterci a nudo davanti a chi ne entri in possesso, capace di raccontare a un estraneo i nostri segreti più intimi e, spesso, non solo i nostri ma anche quelli dei nostri familiari, dei nostri amici, dei nostri colleghi di lavoro.

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