Un invito a partecipare alla puntata di questa mattina di Uno mattina (scusate il gioco di parole) mi ha dato l’occasione di dedicare qualche minuto in più di quanti non ne avessi sin qui dedicati (e spero meno di quanti ne dedicherò nei prossimi giorni) all’idea del Ministro Maroni di installare in tutti i nostri aeroporti dei body scanner e, già che c’è, di fare altrettanto con le stazioni fettoviarie.
L’esigenza di innalzare il livello di sicurezza, secondo il Ministro, legittimerebbe il ricorso a tali strumenti che, innegabilmente, risultano piuttosto invasivi della privacy di ognuno di noi: nella sostanza ci si chiede di spogliarci prima di salire su un aereo o su un treno.
La questione è, naturalmente, complessa e non è questa la sede per affrontarla compiutamente.
Mi sembra, tuttavia, importante, per un verso segnalare che proprio il 15 giugno scorso la Commissione UE ha pubblicato questa comunicazione nella quale tratteggia - ed anzi promette di meglio tratteggiare - luci ed ombre dell’idea che va diffondendosi in tutta europa di utilizzare i body scanner negli aeroporti (nessuno credo, sin qui, si sia spinto ad ipotizzare di fare altrettanto nelle nostre stazioni) e, per altro verso, richiamare l’attenzione di tutti - Ministro compreso - sulla circostanza che in una scelta di questo genere l’esigenza di garantire la sicurezza deve, necessariamente, essere contemperata con l’altra esigenza - peraltro costituzionalmente garantita - di rispettare la privacy dei cittadini.
Le strade per raggiungere tale obiettivo sono, probabilmente, molte e tutte egualmente accessibili ma, l’importante è non dar per scontato che la privacy, in questo caso, debba cedere il passo alla sicurezza.
Il Prof. Pizzetti, qualche mese fa, aveva riassunto così i principali aspetti ai quali prestare attenzione; sarebbe importante non dimenticarsene.
Queste riflessioni sull’ultima trovata del Ministro Maroni mi hanno portato ad interrogarmi a quanto sia curioso il rapporto che lega questo governo al binomio sicurezza&privacy: nella vicenda intercettazioni si sostiene - non mi interessa qui che lo si faccia a torto o a ragione - che l’esigenza di assicurare alla giustizia pericolosi criminali attraverso le intercettazioni deve essere contemperata con il diritto alla privacy di ogni cittadino mentre, al contrario, nella vicenda body scanner, sembra sostenersi - curiosamente da parte dello stesso esecutivo - che l’esigenza di provare a scongiurare (peraltro senza alcuna garanzia di successo) eventuali episodi terroristici dovrebbe prevalere sull’esigenza - pure riconosciuta - di tutelare la privacy di milioni di cittadini (il numero dei passeggeri di aerei e treni che si ritroverebbero a passare sotto un body scanner è, certamente, superiore a quello dei cittadini che rischiano di essere intercettati!).
Privacy a senso alternato? Paradossi di Stato? La privacy come un alibi? Scegliete voi la risposta che preferite ma, a me, l’approccio del Governo alla materia sembra, comunque, almeno curioso.






on Giu 18th, 2010 at 9:38 pm
Ma il bello è che nessun comune cittadino ha mai compiuto attentati, solo gruppi organizzati ben identificabili anche senza body scanner o mai idenfiticabili a causa di legami con le alte sfere.
Tutto questo controllo inoltre ci rende tutti presunti artefici di stragi, alla faccia della presunzione d’innocenza, ci controllano come fossimo tutti criminali.
E’ una vergogna! Alla faccia della libertà di movimento e di quella in generale..Per Berlusconi e soci conta solo quella d’impresa. Puah!
on Giu 24th, 2010 at 2:15 pm
Mi chiedo come mai a nessuno venga pensato di “interpellare” i diretti interessati, i cittadini, e aprire un dibattito su quanti sarebbero disposti a sacrificare la propria privacy per un interesse ritenuto superiore.