Guido Scorza

Internet, diritto e politica dell'innovazione

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I furbetti del canone speciale.

23 febbraio 2012

Un laconico e ambiguo comunicato stampa di poco più di mille caratteri, spazi inclusi, della Rai e un silenzio assordante del ministro per lo Sviluppo Economico Corrado Passera.
E’ così che i protagonisti di questa brutta storia italiana vorrebbero mettere a tacere le polemiche che li hanno travolti dopo il tentativo di portare nelle casse dell’azienda radiotelevisiva di stato circa 1 miliardo e 400 milioni di euro non dovutile da imprenditori e liberi professionisti italiani.
Troppo poco davanti alla gravità del gesto e all’assurdità dell’idea di introdurre un’autentica tassa contro il futuro per finanziare la vecchia Tv.
Troppo poco, specie considerato il “giochetto” da furbetti del quartiere con il quale Rai e Ministero dello Sviluppo economico vorrebbero prendere tutti in giro, gridando al solito fraintendimento.
“La Rai, a seguito di un confronto avvenuto (…) con il Ministero dello Sviluppo Economico, precisa che non ha mai richiesto il pagamento del canone per il mero possesso di un personal computer collegato alla rete, i tablet e gli smartphone”.
Balle. Bugie. Menzogne.
Nessun fraintendimento.
Questo è esattamente quello che la Rai, sino a ieri, ha chiesto agli imprenditori e liberi professionisti italiani. La Rai ha chiesto – e il testo della lettera trasmesso a milioni di aziende è li a confermarlo – di pagarle un canone se possedevano un pc collegato in rete.

(segue qui su Il Fatto Quotidiano)

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