Massimo Mattone, un amico al quale i post di questo blog devono, spesso, la loro ispirazione mi segnala questa notizia apparsa su Il Sole 24 ore di questa mattina che, credo, sia bene non passi inosservata perché è più significativa di quanto non potrebbe apparire ad una prima distratta lettura.
Se, infatti, la circostanza che Wikemedia si preoccupi della qualità della sua rivoluzionaria enciclopedia è una notizia da accogliere con favore ed un’importante conferma della serietà del progetto che ha cambiato la storia del sapere enciclopedico mondiale, le modalità attraverso le quali si intende perseguire l’obiettivo “qualità”, in tutta franchezza, non mi piacciono e, anzi, mi lasciano perplesso.
Un esercito di revisori più o meno volontari con diritto di vita e di morte sui contributi degli utenti potrebbe rappresentare una falla irreparabile nel sistema di produzione e diffusione del sapere che ha sin qui contraddistinto Wikipedia trasformandola in un prodotto ibrido - un pò trasversale ed un pò professional editoriale - e, per questa via, da Enciclopedia libera in enciclopedia quasi libera con tutte le conseguenze facili da immaginare.
In pochi, probabilmente, all’inizio avrebbero scommesso che la comunità globale avrebbe potuto ritrovarsi attorno ad un progetto scientifico e trasformarsi da fruitore passivo del sapere in produttore e divulgatore di sapere ma la scommessa è stata vinta e la forza e la determinazione della comunità globale in uno con talune caratteristiche intrinseche della Rete ha consentito la nascita della più grande - e più libera - enciclopedia della storia dell’umanità.
La garanzia di affidabilità dei contenuti dell’enciclopedia è stata sin qui offerta dall’intera comunità che l’originario modello di wikiproduzione del sapere aveva reso, ad un tempo, autori e giudici, talvolta severi, degli altrui contributi.
Come in ogni modello, ovviamente, si è trattato e si tratta di un approccio che presentava ineliminabili disfunzioni e patologie ma la libertà della circolazione del sapere era garantita dalla circostanza che ogni singolo membro della comunità globale formatasi attorno al progetto aveva pari possibilità di incidere sul processo produttivo, eccezion fatta per qualche intervento - a volte opportuno dinanzi ad evidenti abusi ed altre volte un pò “sopra le righe” - della stessa Wikipedia.
Domani - questo è naturalmente il mio pensiero che mi auguro sia sbagliato - cambierà molto perché ci sarà una categoria di super-utenti con maggiori poteri di tutti gli altri membri della comunità che sarà in condizione - almeno di fatto - di dettare la linea editoriale dell’enciclopedia con riferimento alla forma ed ai contenuti.
Al riguardo ho due principali obiezioni:
(a) personalmente mentre mi fido - su base statistica e nella consapevolezza di sempre possibili incidenti di percorso - della qualità di un progetto in con milioni di autori, milioni di lettori e milioni di severi revisori, non mi fido di un minuscolo - rispetto allo scibile umano - esercito di revisori wiki-esperti ma non necessariamente in possesso di straordinarie conoscenze tecnologiche, culturali, artistiche, scientifiche, giuridiche, ecc… Forse, a questo punto, preferisco fidarmi di un istituto di ricerca tradizionale che seleziona con i suoi perfettibili meccanismi (vecchi, cari ed opinabili) gli studiosi da coinvolgere e ci mette il nome e la faccia.
(b) sono disponibile a contribuire alla realizzazione di un progetto culturale e scientifico come wikipedia investendoci tempo ed esperienza ma a condizione di poterlo sentire mio sia pure in misura dello 0,0000 milionesimi. Perché gli utenti di tutto il mondo, magari competenti ed esperti più di ogni altro in un determinato settore, dovrebbero accettare il giudizio di un “revisore”? Chi risolverà la disputa scientifica sulla voce “antimateria”? Servirà un arbitrato dinanzi al Prof. Zichichi o il revisore in quanto “unto da Wikimedia” avrà sempre ragione?
Il professor Wikipedia, protagonista del video qui sopra mi è simpatico ma quale garante del sapere e della libertà di produzione del sapere preferisco decisamente una comunità di milioni di utenti pariordinati…





on Ago 26th, 2009 at 2:40 pm
Grazie della (immeritata) citazione, Guido
Come ti segnalavo nella mail, a mio avviso \"il paradosso è che prima si costruisce un archivio immenso col sudore degli utenti con la “scusa” del “è vostro! Modificatelo a piacere”, poi si cambiano le regole in corsa, per cui anche chi ha scritto un determinato articolo/voce potrebbe essere non legittimato a
modificare i suoi stessi contenuti. Che ha scritto gratis et amore dei!. Il problema dell’affidabilità esiste e va risolto. Ma non negando l’idea vincente che ne è alla base: il wiki, la collaborazione libera, il duepuntozero.
Se andrà davvero così, secondo me è una sconfitta per tutti gli UGC\".
In Italia l\’intera Treccani sta finendo online:
http://www.treccani.it/portale/opencms/Portale/homePage.html
Vien da chiedersi cos\’avrà da contrapporre Wikipedia… Finora la matrice UGC… Domani, coi filtri? Non di certo l\’autorevolezza.
Non è su questo terreno che si vince la Wiki-battaglia, IMHO
on Ago 26th, 2009 at 2:49 pm
Il problema IMHO non sta nei lemmi scientifici/tecnici della wikipedia, per i quali esistono migliaia di persone con un elevato livello di conoscenza, bensi’ nelle voci piu’ “calde” da un punto di vista ideologico, come i profili delle persone ancora in vita (o morte da poco) o i lemmi che riguardano aspetti della storia recente.
Inoltre, per molti lemmi secondari il “peer review” e’ molto rarefatto. Mi e’ capitato di recente di correggere un errore di battitura di un testo della wikipedia che era li’ da mesi e nessuno si era preso la briga di correggerlo.
Se e’ vero ed innegabile che esistono moltissimi redattori della wikipedia, bisogna vedere quale sia la media (o la mediana) delle persone che hanno lavorato su una singola pagina. Li’ magari potrebbero venir fuori dati interessanti.
on Ago 26th, 2009 at 3:56 pm
Io credo che la faccenda possa risolversi in una mera cancellazione di contenuti asseritamente diffamatori, come suggerisce il fatto che il compito dei revisori protagonisti di questa piccola rivoluzione sia incentrato specialmente sui post relativi a persone in vita… speriamo che ci si limiti a questo, seppur critico, aspetto della vita di Wikipedia.
Mi chiedevo anche: si conoscono peraltro i sistemi di rating che misurano l’affidabilità degli utenti c.d. esperti? Si basano sul numero di contributi? In realtà, se l’affidabilità si basasse sul rating dato dagli utenti ai post del revisore, una censura ‘democratica’ sarebbe in qualche modo garantita, perchè supportata dal consenso popolare.
on Ago 27th, 2009 at 10:31 am
Per fortuna, anche i wikipediani italiani pare abbiano qualche perplessità, le stesse che esternavo ieri a Guido, ossia che la soluzione all’affidabilità di Wikipedia (problema che nessuno nega) non può essere trovata a spese della filosofia, dello spirito (wiki e 2.0) che ne è alla base e che l’ha resa così grande e innovativa.
Da un articolo de “Il Giornale”:
http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=377478
“Ecco cosa ci ha detto Luca Sileni, vice presidente di Wikimedia Italia e storico amministratore di Wikipedia: «È dal 2007 che si discute di scelte di questo tipo. In Italia, per adesso, la comunità di iscritti a Wikipedia non vuole mettere in atto controlli di questo genere. Ci sembrano contrari allo spirito con cui è nata l’enciclopedia». Non è che i wikipediani tricolori siano meno preoccupati di quelli a stelle e strisce dei molti abusi che si verificano, temono solo che la cura sia peggiore del male. Secondo Sileni: «Il rischio sulle voci di personaggi famosi ancora in vita sono le modifiche non neutrali, a volte fatte dalla stessa persona che è citata nella voce. Non si tratta di semplici vandalismi facilmente riconoscibili. Quindi se si decide che un utente esperto verifichi sulle medesime dovrebbe essere esperto davvero. Non basta dare una possibilità di controllo a qualcuno che è iscritto a Wikipedia da qualche mese e che ha fatto un certo numero di contributi validi. Il risultato del modello tedesco è solo quello di far invecchiare le voci perché non si fa in tempo ad aggiornarle abbastanza in fretta. E i rischi restano quelli di prima. Su casi controversi come questi la cosa che funziona di più è l’attuale sistema con i forum di discussione».”