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Governare il futuro – La guerra ai tempi di internet

“Come potevamo noi cantare mentre cadevano le bombe”, scriveva Quasimodo. Ed aveva naturalmente ragione. È difficile parlare di futuro, come facciamo in genere in questo podcast, mentre a poche migliaia di chilometri da noi i carri armati marciano su una città come la nostra, squarciano edifici come quelli in cui viviamo e lavoriamo e uccidono persone come noi. L’unica alternativa al silenzio forse è proprio parlare di quella orribile guerra.

Anche perché mai, probabilmente, una guerra è stata più digitale di questa. E non è solo una questione di propaganda, delle ragioni dei contendenti, che in fondo ha sempre accompagnato ogni conflitto armato e non sorprende oggi si faccia anche e soprattutto a colpi di disinformazione sui social.

Certo la disinformazione di oggi è diversa da quella di ieri per quantità e qualità, è più pericolosa, più efficace e più capace di falsare la formazione dell’opinione pubblica globale. Ma a tutto questo più o meno ci siamo tristemente abituati, lo abbiamo già visto accadere. Una volta erano le immagini prodotte in studi televisivi e mandate in onda come se si trattasse di reportage di guerra e oggi sono quelle create artificialmente nei laboratori digitali della disinformazione e condivise sui social.

Oggi però nella partita della propaganda a mezzo disinformazione ci sono una serie di protagonisti che ieri non c’erano e che possono fare la differenza come i gestori delle grandi piattaforme social che possono intervenire con maggiore o minore determinazione per arginare la disinformazione facendo pesare l’ago della bilancia da una parte o dall’altra. Perché, tanto per fare un esempio, è ovvio che quando un gigante del calibro di Facebook decide come accaduto di bloccare la disinformazione proveniente dal governo di Putin infliggere un duro colpo ad una delle parti.

Ma l’invasione da parte della Russia dell’Ucraina nella dimensione digitale è tanto più di questo. C’è innanzitutto la Cyber-guerra, quella vera e propria, la dimensione digitale del conflitto combattuta direttamente dai contendenti e dei loro alleati a colpi di attacchi informatici e minacce di attacchi informatici all’indirizzo delle strutture pubbliche dei soggetti coinvolti.

E ci sono le rappresaglie digitali organizzate da parte di gruppi più o meno strutturati e indipendenti dai governi direttamente coinvolti nello scontro come quella che ha condotto – o avrebbe condotto – perchè il condizionale in questi casi è inevitabile, all’oscuramento di alcuni siti istituzionali del governo di Mosca da parte di Anonymous.

Sono rappresaglie digitali che fanno male a chi le subisce quanto e forse di più di un’aggressione fisica o di una sanzione economica imposta da questo o quello organismo internazionale e rientra sempre nella dimensione digitale di questo scontro, e la dice lunga sulla centralità che ormai internet ha raggiunto in tutto il mondo, la decisione di Elon Musk, patron tra l’altro di Tesla, di raccogliere l’invito rivoltogli dal governo ucraino e attivare a favore della popolazione di tutto il Paese Starlink, il suo servizio di connettività satellitare capace di garantire il funzionamento di internet neutralizzando così di fatto i diversi tentativi dell’esercito russo di spegnere internet nel paese aggredito.

E per restare agli interventi delle Big Tech nel conflitto da segnalare, tra i tanti, la decisione di Google di disattivare il servizio di rilevazione del traffico su Google Maps per scongiurare il rischio che venisse utilizzato dai russi per intercettare la popolazione in fuga.

Appartiene allo stesso modo alla dimensione digitale della guerra anche la richiesta di donazioni in criptovalute lanciata via Twitter dal governo di Kiev a poche ore dall’inizio dell’invasione russa. Una richiesta raccolta da migliaia di persone in giro per il mondo e che sin qui ha portato l’Ucraina a raccogliere oltre 4 milioni di dollari.

Nessun dubbio insomma che questa guerra si stia combattendo anche nella dimensione digitale.

Buona giornata per quanto sia possibile immaginare una buona giornata in un contesto come quello che stiamo vivendo.

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