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Governare il futuro – L’annuncio di Coach: “Non distruggeremo più i prodotti in eccesso”.

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È bastato il video di una influencer postato su TikTok che ha raccolto poco più di mezzo milione di visualizzazioni per convincere Coach, brand americano del lusso che era arrivato il momento di rivedere le proprie policies in fatto di gestione dei resi, dei prodotti difettosi e di quelli in eccesso.

Anna Sacks, nel video, apre una scatola e tira fuori dei prodotti marchiati Coach dicendo che sono stati deliberatamente resi inutilizzabili da dipendenti della società richiesti di farlo dalla società medesima per ragioni fiscali.

Il video nello spazio di qualche giorno, come spesso avviene, è diventato virale e la questione è rimbalzata da TikTok a Instagram dove in tanti hanno stigmatizzato il comportamento della società peraltro incompatibile con i propri impegni pubblicamente assunti nella direzione della sostenibilità, del rispetto dell’ambiente e del riciclo e condizionamento dei propri prodotti.

Il resto della vicenda è figlio dei tempi, tempi nei quali un brand sa bene che la sua reputazione agli occhi dei consumatori è un bene molto più volatile di quanto non lo fosse ieri perché oggi, dopo aver speso anni e fatto investimenti colossali per costruirla, possono bastare trenta secondi di video per perderla completamente o, almeno, vederla ridimensionarsi in fretta.

E questo non è sfuggito a Coach che martedì scorso ha scelto proprio Instagram per comunicare che non distruggerà più i propri prodotti con difetti di produzione o restituiti dai suoi clienti e, invece, li ricondizionerà nell’ambito dei propri programmi.

Nessun riferimento esplicito al video divenuto virale nei giorni precedenti ma il rapporto di causa ed effetto è innegabile.

E pazienza se, in effetti, quella di Coach non era una pratica isolata ma un approccio ai prodotti difettosi o comunque in eccesso piuttosto diffusa – anche per ragioni diverse da quelle fiscali – nel settore.

Nella dimensione digitale funziona così.

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