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Governare il futuro – USA, la Federal Trade Commission contro chi tratta i dati dei bambini

Un’App per la perdita di peso ha raccolto per anni dati di bambini e li ha utilizzati per fornire loro un servizio e addestrare i propri algoritmi all’insaputa dei genitori. La Federal Trade Commission ora ha detto basta.

È una decisione preziosa quella appena adottata dalla Federal Trade Commission americana contro “Kurbo” una App gestita dalla WW International che per anni ha fornito servizi per la perdita di peso a bambini anche minori di 13 anni senza il consenso dei genitori in aperta violazione della disciplina americana e raccolto egualmente in violazione della medesima disciplina tonnellate di dati personali, anche sanitari, degli stessi bambini.

Una decisione bella non solo perché richiama l’attenzione una volta di più sulla piaga delle App che propongono anche ai bambini diete e sistemi più o meno affidabili e talvolta niente affatto affidabili per la perdita di peso, facendo leva sulle loro debolezze e sulla loro immaturità.

Ma anche e soprattutto perché ribadisce un principio che dobbiamo trovare la forza di fissare una volta per tutte. Chi ha l’obbligo come accade negli Stati Uniti a chi fornisce servizi digitali di verificare che i propri utenti abbiano almeno una certa età, 13 anni nel caso degli Stati Uniti, o si iscrivano al servizio con il permesso dei genitori, non può limitarsi a credere a quello che i bambini dichiarano sulla porta dell’App o del sito, ovvero di avere più di 13 anni o addirittura di essere i loro genitori.

Troppo facile, troppo poco serio, troppo inaffidabile. E nel caso di specie la Federal Trade Commission mette nero su bianco non solo che il fornitore di servizio si accontentava che i suoi utenti, anche bambini di 8, 9, 10 anni dichiarassero di averne 13, ma che continuava ad erogare il servizio ai suoi giovanissimi utenti anche dopo che questi ultimi una volta entrati impostavano l’età corretta per potersi fare calcolare il loro peso forma.

I gestori dell’App dunque conoscevano o almeno avrebbero potuto conoscere la circostanza di avere a bordo dei bambini minori di 13 anni entrati dichiarando di averne di più, ma non assumevano alcuna iniziativa al riguardo. E naturalmente trattavano i loro dati personali, li davano in pasto ai loro algoritmi. Si tratta di un fenomeno che diete a parte è drammaticamente diffuso e contro il quale occorre correre ai ripari il prima possibile.

Anche online non tutto è per tutti e i rischi connessi all’uso da parte di un bambino di un servizio non adatto alla sua età sono enormi. Ma la Federal Trade Commission ha rimproverato ai gestori dell’App anche di aver nascosto dietro un link quasi inaccessibile l’informativa sul trattamento dei dati personali e sul funzionamento dell’App e di aver così ostacolato la comprensione da parte degli utenti delle modalità di funzionamento del servizio e delle tipologie di dati trattati.

Un altro principio importante troppo spesso dimenticato anche da questa parte dell’oceano. Gli obblighi di informazione e trasparenza sono una cosa seria e non si può pensare di adempiervi nascondendo questo o quel link con la speranza che nessuno lo veda o ci clicchi sopra.

Bene anche l’ordine che la Federal Trade Commission ha indirizzato ai gestori dell’App, non solo cancellare tutti i dati personali dei bambini raccolti illecitamente e pagare una multa salata, ma anche distruggere tutti gli algoritmi sviluppati o addestrati utilizzando questi dati. E si tratta di una misura alla quale negli anni che verranno bisognerà pensare con attenzione. Un algoritmo cresciuto grazie al contributo di dati personali che non avrebbe dovuto trattare merita di essere distrutto perché altrimenti violare le regole a cominciare da quelle sulla privacy per addestrare gli algoritmi rischia di diventare economicamente vantaggioso per tanti, per troppi.
Buona giornata!

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