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Governare il futuro – Il Parlamento europeo apre un’inchiesta sull’uso di Pegasus

Il Parlamento Europeo la settimana scorsa ha istituito una commissione d’inchiesta per verificare se e quale tra i governi europei ha utilizzato il software spia Pegasus sviluppato dalla società israeliana NSO Group.

Pegasus è in grado di garantire a chi lo usa il controllo, più o meno assoluto, degli smartphone sui quali viene installato e per questa via di consentire qualsiasi genere di raccolta di dati, informazioni, audio e immagini.

Si tratta di uno degli spyware più pericolosi sin qui identificati e sembrerebbe aver aggredito diversi smartphone anche in Europa, quasi certamente in Ungheria e Polonia anche se non mancano elementi che lascerebbero supporre che altrettanto sia accaduto anche in Francia, Germania e Spagna.


Giornalisti, attivisti della società civile, uomini politici, decisori pubblici, avrebbero costituito il target delle azioni di spionaggio e, questa è anche l’ipotesi che la commissione di inchiesta appena istituita dal Parlamento Europeo dovrà approfondire nel corso del prossimo anno, sembrerebbero essere state condotte direttamente da taluni governi europei.

La decisione del Parlamento Europeo di istituire una commissione per vederci più chiaro segue di qualche settimana l’allarme lanciato dal supervisor europeo per la privacy che aveva tra l’altro chiesto una moratoria internazionale sull’utilizzo di Pegasus e degli omologhi spyware in giro per il mondo. Questione di straordinario interesse per tutti e non da catalogare come vicenda da esperti di sicurezza e addetti ai lavori.
Tante le ragioni a fondamento di questa conclusione.


La prima è che i costi marginali e la semplicità di installazione anche da remoto di questo genere di soluzioni rendono – purtroppo – chiunque di noi, anche a prescindere dal ruolo e dalle attività che svolgiamo, possibile vittima di un’azione di monitoraggio a distanza attraverso Pegasus e i suoi emuli. Guai quindi proprio come nel caso della guerra che si sta combattendo in Ucraina a commettere l’errore di considerare la vicenda come lontana da casa nostra.

La seconda è che il ricorso a questo genere di software costituisce la migliore attuazione – anche se forse bisognerebbe dire la peggiore – del principio secondo il quale il fine giustifica i mezzi. Un principio che non ha o almeno non dovrebbe avere niente a che vedere ormai da decenni con le democrazie europee. In questo contesto scoprire che i sospetti rimbalzati in questi mesi sull’utilizzo di Pegasus anche da parte di governi di casa nostra sono fondati significherebbe dover prendere atto che anche nel vecchio Continente stiamo perdendo la strada dei diritti fondamentali e imboccando quella impervia e pericolosa secondo la quale ciò che è tecnologicamente possibile dovrebbe considerarsi anche giuridicamente legittimo e democraticamente sostenibile.

Ma la terza ragione, forse meno sofisticata delle precedenti, è quella più facile da cogliere. La nostra vita se vissuta con il sospetto che qualcuno ci osservi, ci ascolti, legga i nostri messaggi, registri quello che succede nelle nostre abitazioni, diventa insostenibile. Il semplice sospetto di essere spiati limita inesorabilmente le nostre libertà oltre la soglia dell’umanamente sostenibile.

Bene dunque la decisione del Parlamento Europeo di approfondire con una commissione di inchiesta ma bene anche la proposta del supervisor europeo per la protezione dei dati di adottare una moratoria globale o almeno europea sull’utilizzo di questo genere di tecnologie decisamente troppo invasive.
Buona giornata!

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