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Ora anche Airbnb diventa Giudice: non è tutta democrazia quella che luccica

Airbnb, la più grande catena alberghiera al mondo senza alberghi, ha appena annunciato che sta cancellando le prenotazioni di violenti, terroristi e facinorosi a Washington DC, in vista dell’evento di insediamento del Presidente eletto Joe Biden.

La sensazione è che ora si stia davvero passando il segno e che il drammatico episodio dei giorni scorsi, quando un mini-esercito di violenti e facinorosi sostenitori del Presidente uscente Donald Trump ha invaso il Congresso, abbia rotto gli argini del buon senso prima e della democrazia poi trascinandoci anzitempo in quello che, probabilmente, sarebbe stato comunque il futuro prossimo venturo: una società della tecnocrazia e della dittatura delle policy nella quale una manciata di giganti tecnologici si erge a Giudice, Parlamento e Esecutivo, sostituisce le Istituzioni democratiche e sovrascrive le regole costituzionali.

Ieri, infatti, dopo che nei giorni scorsi Facebook, Twitter, Google, Apple e Amazon avevano assunto una serie di iniziative per bloccare gli account social del Presidente in carica Donald Trump o per chiudere alla distribuzione negli store online di Parler, il social network più usato dai manifestanti trumpiani, Airbnb ha deciso di cancellare alcune delle prenotazioni fatte attraverso la propria piattaforma per appartamenti a Washington in occasione della cerimonia di insediamento del Presidente eletto Joe Biden.

La piattaforma, in particolare, starebbe intervenendo su prenotazioni fatte da quelli che ritiene terroristi, violenti e facinorosi e, in alcuni casi, starebbe bannando radicalmente gli utenti impedendo loro di utilizzare oltre l’app.

Ovviamente, anche in questo caso – come nelle iniziative già assunte dagli altri giganti del web – non c’è nessun ordine del Giudice, nessuna Autorità che abbia accertato che, in effetti, un utente è un terrorista, un violento, un aderente a un gruppo pro-Trump che si prepara a creare disordini o aggressioni violente in occasione della cerimonia di Biden.

Airbnb, proprio come Facebook & c. ha fatto tutto da sola, incrociando dati – pare anche se non è chiaro come anche provenienti dalle forze dell’ordine -, elaborandoli e arrivando alle proprie conclusioni.

Bollando, magari, qualcuno come un facinoroso e violento tifoso di Trump solo per quello che ha scritto o postato online in chissà quale contesto.

E così le big tech dopo aver tolto il diritto di parola al Presidente Trump e a centinaia di migliaia di persone, forse milioni, ora intervengono anche sulla libertà di movimento, quella di scegliere di volare a Washington per assistere a un evento pubblico e, magari, anche manifestare contro ma in forma non violenta.

Intendiamoci è assolutamente possibile che proprio come accaduto nel caso dei blocchi adottati da Facebook, Twitter e dagli altri, anche le decisioni di Airbnb, ancora avvolte in una nebulosa di dichiarazioni poco chiara, risulteranno poi condivisibili nel merito, utili a evitare ulteriori drammatici episodi di violenza.

Ma il punto non era e non è questo.

Il punto è che in democrazia non è tollerabile che una società privata decida chi è un terrorista, un violento, un facinoroso che non ha diritto di prenotare una stanza nella capitale del Paese nel quale vive nel giorno dell’insediamento di un Presidente, non lo è mai e non lo è in particolare se quella piattaforma occupa, in un determinato settore, una posizione oligopolistica con la conseguenza, proprio come nel caso delle decisioni di Facebook e soci, che la sua decisione incide in maniera determinante, ancorché non assoluta, su diritti e libertà costituzionalmente garantiti.

Forse è davvero il momento di fermarci tutti un attimo a riflettere prima che sia troppo tardi perché questa strada, per quanto appaia la più breve e facile da percorrere per proteggerci da episodi drammatici, ci porta lontano, ma lontano davvero dalla democrazia.