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Giornalisti Robot, il libro

Giornalisti robot, un libro di Aldo Fontanarosa

Una delle tante novità, tutte per la verità stimolanti, del mio nuovo lavoro è che ricevo libri, tanti libri su materie tanto diverse le une dalle altre quanto è ampio è lo spettro con il quale ci si confronta quando ci si occupa di privacy in Autorità.

E’ da qui che è nata l’idea di proporvi, di tanto in tanto, un caffè anche attorno al titolo di un libro, un invito alla lettura quando secondo me ne vale la pena, cercando di evitare di proporre perdite di tempo.

E mi fa piacere che il primo caffè con un libro sul tavolo accanto al PC sia Giornalisti Robot di Aldo Fontanarosa, giornalista, con trent’anni a La Repubblica con uno sguardo particolare sempre puntato sul futuro.

Sono tempi duri per i redattori umani che scrivono lanci di agenzia essenziali e basati in maniera importante su dati e numeri e tempi altrettanto duri per i cronisti che scrivono articoli sui conti trimestrali delle aziende o sui loro bilanci, sui pronostici del giorno della vigilia delle partite di calcio o, anche, sui risultati elettorali di piccoli Comuni.

Algoritmi e intelligenza artificiale sono pronti già oggi a sostituirli in redazione a tutto vantaggio dei bilanci degli editori e senza alcun significativo sacrificio in termini di qualità del contributo all’informazione.

E se lo dice e, anzi, lo scrive un giornalista umano di quelli che ha consumato per trent’anni le suole delle scarpe, forse, questa volta possiamo crederci.

E d’altra parte Fontanarosa nel suo libro Giornalisti Robot non chiede a nessuno atti di fede ma documenta ogni tesi su fatti e esempi concreti, dati, elementi che la supportano secondo il più rigoroso metodo giornalistico.

Lo scenario dei robot che scrivono al posto dei giornalisti umani, almeno per ora contributi a basso valore aggiunto creativo e a alto contenuto di dati è già con noi e si sta imponendo in maniera tanto efficace che, probabilmente, i lettori non se ne sono neppure accorti.

Ma il libro è lontano dal rappresentare un elogio funebre del giornalismo degli uomini scritto proprio da un giornalista.

Ci sono spazi – e Fontanarosa li fotografa con la stessa lucidità con la quale fotografa quelli che scompaiono – che restano, per ora appannaggio esclusivo degli umani, almeno se si tiene alla qualità dell’informazione.

Inchieste, investigazioni giornalistiche, documentari multimediali, prodotti editoriali avanzati, ricostruzioni complesse continuano a richiedere giornalisti in carne ed ossa, competenze, esperienze, idee, fiuto e passione.

E qui i robot non sono ancora arrivati e quando arrivano vengono surclassati dagli umani.

Per fortuna viene da aggiungere.

Contenuti a parte, tanti e stimolanti, il libro di Fontanarosa è godibilissimo, cosa da un week end di pioggia.

Trecento pagine costruite con l’arguzia di chi sa cosa il lettore ama leggere ma anche come ama leggerlo.

I fatti davanti alle opinioni e, anzi, solo i fatti che impongono però ai lettori di trarre pagina dopo pagina conclusioni importanti e significative.

Lo consiglio con serenità, credo che piacerà ai più.

A quanti si occupano di informazione perché racconta un futuro che è già presente e a chi si interroga sulle potenzialità dell’intelligenza artificiale perché se i robot sono entrati in redazione, ci sono davvero poche sedie che, prima o poi, non occuperanno e questo non deve preoccuparci ma spingerci a concentrarci su tutto quello che – e per fortuna è tantissimo – i robot non potranno fare – almeno fin dove arriviamo a vedere oggi – al posto nostro.