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Di un cane-robot con la pistola e di altri demoni

Conoscete Spot, il cane-robot senza testa della Boston Dynamics?

È quello che sin qui, in dozzine di video diventati rapidamente virali, abbiamo visto ballare con la grazia di una ballerina professionista, consegnare dolcetti o sostituire con ineguagliabile maestria il pastore di un gregge di pecore.

In tanti sono preoccupati – probabilmente non a torto – che quello stesso robot possa essere utilizzato come un’arma letale.

Tra questi vi sono i bontemponi del MSCHF (“mischief”), un collettivo di Brooklyn che per lanciare l’allarme e mettere in guardia il mondo intero contro i rischi legati all’eventuale armamento dei cani-robot in questione hanno scatenato la loro fantasia e armato Spot con un fucile che, per fortuna, spara solo vernice colorata.

Oggi, per tutta la giornata, uno Spot nuovo di zecca con un fucile sulla schiena vagherà in una galleria d’arte con un solo obiettivo: distruggerne i dipinti che vi sono esposti.

Ma non finisce qui perché il collettivo per rendere l’idea di quanto sia facile sparare con un fucile installato sulle spalle di Spot ha realizzato uno speciale videogame grazie al quale – si fa per dire – chiunque, semplicemente collegandosi a questo sito e scaricando un’app potrà, per due minuti, garantirsi il controllo assoluto del cane-robot-armato e sparare come se non ci fosse un domani pallettoni di vernice dentro la galleria.

L’allarme lanciato dal collettivo nel manifesto pubblicato sul sito dell’iniziativa è tanto facile quanto grave: Spot è presentato come un robot utile, prezioso in migliaia di attività diverse e con le sembianze del miglior amico dell’uomo ma può facilmente essere trasformato in un’arma di distruzione di massa.

E un robot armato e con licenza d’uccidere che, già oggi, costa appena 70 mila dollari e domani ne costerà 7 mila rappresenta una minaccia che l’umanità non può permettersi.

La Boston Dynamics ha già tuonato pubblicamente contro l’iniziativa dalla quale ha preso le distanze dopo aver provato – raccontano i ragazzi del collettivo di Brooklyn – a fermarla offrendosi di regalare al collettivo altri due cani robot e in un comunicato ricorda che Spot non è pensato per uccidere.

E la stessa società ricorda anche che nel vendere Spot si preoccupa di far accettare all’acquirente dei termini d’uso che gli impediscono ogni forma d’impiego illegale o violento del robot e che per chi viola l’accordo scatta la sanzione del blocco degli aggiornamenti firmware e software con la conseguente condanna a morte del cane-robot.

Ma il problema sollevato dal collettivo di Brooklyn rimane e deve essere affrontato con urgenza perché per quanto ci si voglia girare attorno e per quanto a chiunque di noi piaccia pensare che i progressi prodigiosi della robotica salveranno milioni di vite e ci aiuteranno a vivere meglio, fino a quando non affrontiamo e governiamo il rischio di derive, la circostanza che i benefici della robotica per la comunità globale siano superiori ai malefici resta solo una legittima ambizione.

E non si tratta, naturalmente, di rallentare o ostacolare il progresso ma solo di orientarlo a colpi di codice e codici, algoritmi e regole nella direzione migliore comprimendo, pur senza poterli eliminare del tutto, eventuali rischi di derive e deragliamenti.