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Videocall, occhio a chi è in ascolto

Le videocall sono indiscutibilmente tra le protagoniste digitali dell’anno della pandemia.

Senza sarebbe stato tutto enormemente più complicato nel settore pubblico e in quello privato, a scuola e al lavoro, nella vita professionale e in quella personale.

Ma non c’è rosa senza spine.

E, soprattutto, non c ‘è rosa che non punga se non la si prende per il verso giusto e con la necessaria cautela.

Il discorso non è diverso per le videocall.

E lo sanno bene i componenti del collegio di istituto di una scuola elementare californiana che, nei giorni scorsi, sono stati costretti alle dimissioni di massa dopo che una loro call su Webex registrata da un utente “infiltrato” era finita in mondo visione sui social.

Il problema è che nel corso della call, certi di essere da soli, i componenti del Collegio si erano lasciati andare a commenti coloriti, colorati e talvolta anche volgari nei confronti dei genitori dei loro piccoli studenti rimproverando a questi ultimi un po’ di tutto: dal non voler i figli a casa per poter fumare marjuana liberamente a spingere per la riapertura delle scuole per risparmiare sulle babysitter fino a rompergli troppo le scatole tra telefoni e chat.

A seguito della diffusione del video della riunione, i genitori della scuola hanno firmato una petizione e costretto l’intero collegio alle dimissioni.

Questa volta – verrebbe da dire per fortuna – è toccato a un collegio d’istituto di una scuola elementare, un episodio grave ma non gravissimo.

Il punto è però che gli stessi identici strumenti sono ormai utilizzati per riunioni di ogni genere da soggetti pubblici e privati e il rischio da diffusione non autorizzata dei video di alcune call può essere di gran lunga superiore.

La sicurezza informatica, come insegnano gli esperti, è un’ambizione irraggiungibile in termini assoluti ma, naturalmente, tra battezzare una videocall come impenetrabile e fare il possibile per tener fuori dalla call ospiti inattesi, ce ne sono di piccole attenzioni preziose che si possono assumere.

Il Garante spagnolo per la privacy, peraltro, nei giorni scorsi, ha provato a mettere in fila alcune indicazioni in un suo documento.

Ma due suggerimenti facili facili, forse, vale la pena condividerli anche qui.

Il primo è banale ma spesso ignorato: quando si organizza una videocall privata qualcuno dovrebbe sempre avere l’elenco degli invitati e verificare all’inizio e poi ciclicamente che il numero dei partecipanti coincida con il numero degli invitati e, possibilmente, che i partecipanti siano gli invitati: un giro di tavolo di tutti i presenti prima di cominciare, anche solo per un saluto cortese, potrebbe già bastare.

Nel collegio di istituto protagonista di questa storia, nella call c’era un partecipante in più del quale nessuno si è preoccupato.

E poi un altro suggerimento più generale che nonostante la cronaca ormai racconti ogni giorno di leak in ogni dove e di ogni genere sembra proprio difficile da far nostro: che ci piaccia o no è sempre più difficile sentirsi soli per davvero da qualche parte e mentre siamo collegati a internet e lasciamo che una cam e un microfono raccolgano le nostre immagini e la nostra voce questo è più vero che altrove.

Quindi, forse, le nostre parole in una videocall dovrebbero essere, nei limiti del possibile, più misurate che in una riunione di presenza dentro un ufficio.

Poi, naturalmente, dare a dei genitori dei consumatori abituali di marjuana che vogliono che i figli tornino a scuola per poterne ricevere serenamente a casa, forse, videocall o non videocall, è proprio qualcosa che chi è chiamato a insegnare ai nostri figli l’educazione non dovrebbe né pensare, né dire.

Ma questa è un’altra storia.

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