Salta al contenuto

Intelligenza artificiale, diritti umani trattati da Cenerentola

Non è la strada giusta, anzi, è inequivocabilmente quella sbagliata.

Stiamo parlando dell’approccio dei Governi europei all’intelligenza artificiale troppo sbilanciato verso massimizzazione dei profitti e efficientamento dell’amministrazione e troppo poco verso il rispetto dei diritti umani.

L’agenzia europea per i diritti fondamentali lo ha appena messo nero su bianco senza nessun margine di ambiguità: i Governi europei stanno affrontando il tema dell’intelligenza artificiale da una prospettiva economico-centrica.

Ci si preoccupa tanto, troppo dell’impatto che l’intelligenza artificiale avrà sulla capacità industriale e sull’economia e troppo poco, quasi nulla dell’impatto che essa potrebbe produrre sulle nostre vite di uomini e cittadini in particolare sotto la prospettiva del rispetto dei diritti fondamentali.

E’ un j’accuse pesante ma ponderato e documentato quello dell’agenzia europea che ha sede a Vienna.

Oltre il denaro, la produttività e l’efficienza dell’amministrazione c’è di più dicono i rapporteurs dell’agenzia, ci sono, o, almeno, dovrebbero esserci i diritti dell’uomo che, invece, appaiono sistematicamente accantonati e sottovalutati nelle analisi alla base delle decisioni politiche che si stanno adottando in Europa.

In termini ancora più diretti ci si preoccupa troppo dei soldi e poco degli uomini.

Un allarme che non può scivolare addosso a nessun governante specie in un momento come questo nel quale una parte rilevante dei soldi da investire per ricostruire i nostri Paesi dopo la tragedia della pandemia prenderà inesorabilmente la strada delle nuove tecnologie, intelligenza artificiale e big data in testa.

E secondo l’Agenzia dei diritti fondamentali le questioni che meriterebbero di essere affrontate e che, al contrario, stiamo omettendo di affrontare riguardano tanto l’impiego dell’intelligenza artificiale in ambito privato, tanto l’impiego dell’intelligenza artificiale in ambito pubblico.

In un caso e nell’altro se non ci si approccia allo sviluppo tecnologico ponendo i diritti dell’uomo come un necessario vincolo da rispettare by design e by default ci sono decine di diritti dell’uomo, a cominciare da quello alla privacy, che minacciano di essere travolti e violati.

Discriminazioni in base alle preferenze sessuali, discriminazioni capaci di compromettere la possibilità di trovare lavoro per taluni, discriminazioni razziali nella tutela dell’ordine pubblico e in altri ambiti rischiano di diventare all’ordine del giorno.

E, poi, tornare indietro, dopo che si è imboccata la strada sbagliata è difficile, più difficile che scegliere di imboccare quella giusta.

“La tecnologia corre più veloce della legge” ha detto il direttore dell’Agenzia nel presentare il rapporto “e dobbiamo fare in modo che gli ordinamenti europei, in materia di intelligenza artificiale, siano basati in maniera inequivoca sul rispetto dei diritti dell’uomo e dei diritti fondamentali”.

Impossibile dargli torto.

E’ un messaggio da far rimbalzare nel maggior numero di direzioni possibile per esser certi che permei ogni futura iniziativa regolamentare in materia.