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Leggo che targa hai e ti dirò dove sei

L’87% dei crimini denunciati – dice la pubblicità della Flock – negli Stati Uniti rimane irrisolto non perché la polizia si dia poco da fare ma per mancanza di prove e spesso la prova mancante è rappresentata dalla targa della macchina usata per commetterlo.

La conclusione che segue è di disarmante semplicità ma non per questo quella giusta.

Basta abilitare i cittadini e la polizia a tracciare le automobili che attraversano il Paese attraverso le loro targhe e gli Stati Uniti diventeranno un posto più sicuro.

Ed è per questo che Flock ha silenziosamente e discretamente costruito in una manciata di anni un enorme network di telecamere intelligenti che, allo stato, è capace di catturare 500 milioni di targhe al mese in tutti gli Stati Uniti d’America e già lavora con oltre cinquecento dipartimenti della polizia in oltre 1000 città americane.

Le telecamere intelligenti in questione sono vendute o noleggiate dalla Flock a soggetti diversi: da associazioni di quartiere, a piccole comunità, a imprenditori e, naturalmente, direttamente a forze di polizia.

In principio per ogni categoria di cliente la società ha la sua proposizione commerciale: all’associazione di quartiere può, ad esempio, far comodo sapere quando un’automobile che non appartiene a nessuno dei residenti varca il confine del quartiere o, semplicemente, identificare ex post una macchina protagonista di un qualche incidente in danno di un residente, a un imprenditore torna certamente utile verificare da remoto chi entra e chi esce dal suo perimetro aziendale o chi vi staziona attorno per preparare un furto o per carpire segreti industriali e, sempre solo per fare un esempio, alla polizia può esser utile tenere sotto controllo, a distanza, una determinata zona a alto tasso di delinquenza.

Flock, negli ultimi anni, ha silenziosamente promesso a tutti di raggiungere questo obiettivo o installando per una manciata di dollari uno dei suoi modelli di telecamera o convertendo al riconoscimento delle targhe sistemi di videosorveglianza pubblica o privata già esistenti.

Poi, raggiunta una adeguata massa critica ha, per così dire, calato la maschera e abilitato tutti gli utenti dei propri sistemi, pubblici e privati, a condividere tra di loro i dati catturati dai rispettivi sistemi di riconoscimento targhe intelligenti con la conseguenza che, ad esempio, oggi la polizia di una citta può chiedere, in una manciata di click a quella di un’altra città così come a un’associazione di quartiere di condividerle le targhe che il proprio sistema ha catturato in un determinato intervallo temporale.

Intendiamoci ciascuno degli amministratori di ciascuno dei sistemi di telecamere intelligenti può anche scegliere di non condividere le informazioni acquisite dal proprio sistema ma se la polizia vi dicesse che potete contribuire a identificare l’autore di un investimento scappato via lasciando la vittima sulla strada cosa fareste?

E se un vicino vi ponesse la stessa richiesta in relazione al furgoncino del corriere che parcheggiando ha graffiato la vostra auto e poi è scappato via?

Specie se appartenete a una rete di soggetti che hanno scelto di installare un sistema di sorveglianza di massa come quello di cui si discute, probabilmente, la risposta è scontata.

E con la risposta sono scontati anche i rischi ai quali un sistema del genere – che non è l’unico né negli Stati Uniti né nel resto del mondo – espone la nostra privacy perché, val la pena tenerlo a mente, il meccanismo è quello della pesca a strascico nella quale rastrello tutto quello che trovo, ventiquattro ore su ventiquattro in una determinata zona per l’ipotesi nella quale una targa di centinaia di migliaia catturate possa tornarmi utile.

Ma, frattanto, sono in grado di sapere tanto – talvolta tantissimo – di cittadini che, semplicemente, forse, avrebbero diritto a muoversi, anche in auto, liberamente, senza un occhio elettronico puntato sulla loro macchina.

La questione è sempre la stessa: se vogliamo essere una società nella quale il fine giustifica i mezzi, avanti tutta in questa direzione e ogni istante di riflessione in più è una perdita di tempo ma se, per caso, ambiamo a essere una società nella quale non ogni fine giustifica l’impiego di ogni mezzo a costo di lasciare a piede libero un colpevole ma sentirci tutti un po’ più liberi, beh, allora, val la pena fermarci un attimo a pensare se questa è la direzione giusta verso la quale far rotta!