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Deep Nostalgia, sembra un gioco ma non lo è

Si chiama Deep Nostalgia ed è un servizio online basato su algoritmi di intelligenza artificiale e big data che promette di animare le foto dei vostri antenati o, almeno, così viene presentato al pubblico perché, poi, come lo si usa dipende in buona parte da noi.

Il funzionamento è semplice, elementare, immediato come accade, ormai, per la più parte dei servizi destinati al successo.

Si accedere al sito, si carica una foto in bianco e nero o a colori, che sia davvero di un vostro antenato – come pubblicizzato per ammantare di innocenza il servizio -, vostra, di un vostro amico o nemico, di un personaggio pubblico o, persino, storico e in una manciata di secondi Deep Nostalgia trasforma la foto in un mini-video del quale il soggetto ritratto nella vostra foto è protagonista, muove gli occhi, la bocca, le sopracciglia e ruota il collo, insomma, prende vita.

L’apparenza è quella dell’ennesimo servizio online a metà strada tra un gioco e un gadget tecnologico ma occhio a non caderci.

Il servizio è fornito da, MyHeritage, una società israeliana che oltre a Deep Nostalgia fornisce una serie di servizi decisamente ad alto rischio privacy da analisi sul DNA per corrispondenza a analisi documentali impressionanti per accuratezza e ampiezza condotte su oltre 13 miliardi di documenti provenienti da tutto il mondo per il solo piacere, o almeno così racconta la proposizione commerciale, di ricostruire il nostro albero genealogico.

Ma, naturalmente, la fruizione di ciascuno di questi servizi ha per necessario presupposto la consegna alla società che li fornisce di una quantità più o meno preziosa di dati personali a cominciare proprio da Deep Nostalgia che per ridare vita alle foto dei nostri cari estinti presuppone che si lasci dare in pasto agli algoritmi di intelligenza artificiale le loro foto.

Insomma mentre ci commuoviamo davanti alla foto di qualcuno che non c’è più che torna a sorridere o a guardarci o ci facciamo due risate davanti a una nostra foto trasformata in un video, MyHeritage accumula nei suoi forzieri miliardi di dati personali e biometrici provenienti da ogni angolo del mondo e crea relazioni tra persone lontane nello spazio e nel tempo.

Ancora una volta – come già accaduto di recente con la celeberrima FaceApp e in tante altre analoghe occasioni – con la promessa di regalarci una risata ci si sottraggono tessere di straordinaria importanza del mosaico della nostra identità personale.

E l’informativa offerta agli utenti è almeno lacunosa.

Basti dire che il paragrafo destinato alle basi giuridiche del trattamento anziché spiegare su quali basi, nello specifico, il titolare del trattamento tratta i dati che tratta, inclusi, naturalmente, dati biometrici preziosi, contiene, semplicemente, un elenco di tutte le possibili basi del trattamento ai sensi della disciplina europea.

È, abbastanza evidente, che la società che fornisce il servizio non abbia investito cifre da capogiro in ricerca e sviluppo per realizzare un servizio finalizzato dar vita a delle foto dei nostri antenati in maniera, per di più, gratuita.

Nella migliore delle ipotesi e senza essere troppo maliziosi, i nostri dati, finiranno con l’essere usati anche per addestrare gli algoritmi della società.

Deep Nostalgia è, o almeno sembra, il più classico specchietto per le allodole.

Varrebbe la pena, quindi, provare a non fare la fine delle allodole.

Se proprio abbiamo voglia di sorridere, quindi, meglio dare in pasto al servizio la foto di questo o quel personaggio storico il più lontano possibile nel tempo e, quindi, con problemi di privacy inferiori ai nostri o, meglio ancora – tanto il servizio funziona più o meno lo stesso – la foto di una statua di marmo.

Ma questioni di privacy a parte la vicenda consente di toccare con mano i risultati raggiunti dai sistemi di intelligenza artificiale capaci ormai di riportare in vita chi non c’è più partendo, semplicemente, da una foto e restituendogli – anche se non nella versione di base attualmente disponibile al pubblico – persino la voce.

E siamo solo all’inizio.

PS

Il link al servizio non lo pubblico così, almeno, vi offro una chance di resistere alla tentazione di correre a provare il servizio ottenendo l’effetto opposto a quello sperato!