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Il Consiglio di Stato mette a terra i droni per il controllo dell’ordine pubblico. In Francia

Il Ministero dell’Interno non può usare i droni per sorvegliare il regolare svolgimento delle manifestazioni di massa a Parigi o, almeno, non può farlo così.

Una bella decisione d’urgenza del Consiglio di Stato francese che ricorda un paio di principi che è bene tenere a mente quella arrivata ieri.

I Giudici amministrativi hanno ordinato, in via d’urgenza, lo stop ai voli dei droni della Prefettura di Parigi sui cieli della capitale francese per il controllo dell’ordine pubblico in occasione di manifestazioni di piazza e cortei.

Il Ministero dell’Interno, in Francia, nei mesi scorsi, era già ricorso ai droni per sorvegliare il rispetto delle misure di distanziamento anti-covid e, a maggio, i Giudici amministrativi gli avevano già intimato lo stop.

Poi è accaduto – come purtroppo c’è il rischio accada un po’ ovunque nel mondo non solo a proposito dei droni – che alzata l’asticella del democraticamente sostenibile nella dimensione emergenziale, il Governo di Parigi ha fatto, evidentemente, fatica a riabbassarla decidendo di utilizzare i droni anche per esigenze di semplice tutela dell’ordine pubblico.

E ieri il Consiglio di Stato, accogliendo il ricorso de La Quadrature du Net, una NGO francese che si occupa, da anni, di tutela dei diritti e delle libertà fondamentali nella dimensione digitale, ha ribadito l’inutilizzabilità dei droni per la raccolta massiva di immagini suscettibili di consentire l’identificazione dei partecipanti a una manifestazione o a un corteo o, almeno, di farlo in assenza di una legge o di un atto amministrativo ad hoc che oltre a disporre il ricorso ai droni stabiliscano vincoli e misure idonei a rendere legittima, sotto il profilo del rispetto della vita privata dei cittadini, l’iniziativa di controllo e sorveglianza.

L’atto in questione, nel caso dell’ultima iniziativa del Ministero dell’Interno manca e, pertanto, i droni devono, secondo i supremi giudici amministrativi francesi, restare a terra.

Ma il Consiglio di Stato nella sua decisione di ieri va oltre e mette nero su bianco che, per rendere sostenibile e legittimo il ricorso ai droni per finalità di controllo dell’ordine pubblico in occasione di manifestazioni e cortei il Ministero dell’Interno dovrebbe anche escludere la possibilità di raggiungere lo stesso risultato attraverso soluzioni meno invasive e più rispettose della privacy dei cittadini.

Una decisione preziosa perché ricorda principi che dovrebbero essere ovvi ma che non lo sono e che i giorni della pandemia e la dimensione emergenziale nella quale sta vivendo l’intera Europa minaccia di far apparire derogabili, rinunciabili, non essenziali.

La privacy non è di ostacolo a garantire ai cittadini sicurezza e ordine pubblico né a consentire al Governo di adempiere ai propri obblighi in maniera efficace ma è un diritto fondamentale pari-ordinato rispetto agli altri – inclusi quelli alla sicurezza e alla salute pubbliche – con la conseguenza che prima di comprimerla in maniera significativa bisogna che ci si chieda se lo stesso risultato non sia perseguibile con soluzioni che determinano una minore compressione della privacy dei singoli e, soprattutto, mettere nero su bianco regole capaci di scongiurare il rischio di ogni travalicamento dei limiti democratici perché il fine non giustifica i mezzi, non sempre, non più, per la verità, ormai da diversi secoli.

O almeno così dovrebbe essere.