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Il Safer internet day, nell’anno della pandemia e del next generation plan

Oggi è il Safer Internet Day, la giornata internazionale di sensibilizzazione per un uso più sicuro e consapevole del web istituita nel 2004 dalla Commissione europea.

E quest’anno cade nell’anno della pandemia e del next generation plan, due circostanze che dovrebbero attribuire a questo nostro Safer Internet Day un significato ancora più profondo del solito.

L’anno della pandemia, quello che ci stiamo buttando alle spalle ma del quale, sfortunatamente, non ci siamo ancora liberati ha prodotto, tra le tante una conseguenza che non si può ignorare: ha reso la dimensione digitale l’ambito naturale di vita di milioni di cittadini che, specie in un Paese a basso tasso di penetrazione delle nuove tecnologie come l’Italia, sino a un anno fa non usavano Internet e lo usavano in maniera episodica e in modo elementare.

I numeri di tutti gli studi e le ricerche sin qui disponibili raccontano che questo ha portato a un’impennata di tutti i fenomeni patologici della dimensione digitale: frodi online, episodi di cyberbullismo, revenge porn, violazioni della privacy e chi più ne ha più ne metta.

Nessuna sorpresa negli addetti ai lavori.

È successo né più, né meno quello che accade nel primo week end di neve ogni anno – salvo proprio questo – quando centinaia di migliaia di persone convinte di poter mettere gli sci ai piedi e saper sciare si riversano sulle piste da sci dando un gran lavoro da fare ai soccorritori.

Ma questo è anche l’anno – e anzi questi sono i mesi – del Next generation plan che, ridimensionandone enormemente le ambizioni, ci siamo abituati a chiamare Recovery Fund.

È – o almeno sarebbe – il momento di riforme strutturali del sistema Paese e di investimenti pubblici mai fatti sin qui in questa entità e tutti insieme per consentire all’Europa di riaccendere i motori quando la pandemia sarà un terribile e drammatico ricordo ma, soprattutto, per dare un futuro alle nuove generazioni.

Sappiamo tutti che la speranza che queste riforme e i connessi investimenti siano in grado di raggiungere l’obiettivo passa, in buona misura, dalla capacità dei decisori pubblici – a cominciare naturalmente proprio dal nascituro nuovo Governo – di convogliare gli sforzi nel rendere il nostro Paese un Paese a prova di innovazione, un Paese nel quale innovare sia più facile di quanto lo è stato sin qui, nel quale l’innovazione sia un acceleratore del buon funzionamento dell’Amministrazione e del sistema imprenditoriale ma, soprattutto, nel quale l’innovazione sia il volano dello sviluppo di una società sostenibile sotto il profilo culturale, democratico e economico.

L’una e l’altra coincidenza attribuiscono – o dovrebbero attribuire – a questo Safer Internet Day un significato speciale e dovrebbero imporre oggi riflessioni, se è possibile, ancor più importanti, mature e ponderate di quelle che hanno caratterizzato, sin qui, queste giornate.

Sotto il primo profilo – il cadere nell’anno della pandemia – perché riflettere sull’importanza di una Rete a misura di cittadino, a cominciare naturalmente dai cittadini-bambini, è sempre stato importante ma oggi è urgente, improrogabile, imprescindibile perché farlo interessa decine di milioni di cittadini e milioni di bambini che, in questi mesi, si sono ritrovati abbandonati con gli sci ai piedi, senza averli mai usati, su piste nere, rosse e blu in balia di tutte le insidie che la dimensione digitale, nel regalarci straordinarie opportunità ci pone davanti.

Sotto il secondo profilo – il cadere nell’anno e, anzi, nei mesi del Next Generation Plan – perché oggi è irrinunciabile fermarci a discutere sull’importanza di inserire nel quadro delle riforme del sistema Paese allo studio un capitolo, che dovrebbe attraversare longitudinalmente tutti gli altri, che preveda l’adozione di misure importanti di accompagnamento educativo e culturale dell’intera popolazione italiana, a cominciare dai bambini e dai loro educatori, alla vita nella dimensione digitale e, soprattutto, l’adozione, per ogni investimento che si immaginerà nella dimensione digitale, di una valutazione di impatto etico e in termini di diritti fondamentali per esser certi che oltre a determinare una crescita economica e produttiva, spinga davvero il Paese in una direzione umanamente sostenibile perché, altrimenti, si mancherà l’obiettivo di consegnare alla next generation, ai nostri figli, una società migliore e tutti gli sforzi saranno stati vani.