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La sicurezza dei bambini online nella top five dell’agenda di governo

Non servono i numeri, quali che essi siano, per dire che un bambino solo online – come d’altra parte offline – non è al sicuro ovunque.

Ma il NCMEC, uno dei centri al mondo più attivo nel settore, ha appena pubblicato il suo rapporto annuale e vale la pena leggerlo.

Nel 2020 le segnalazioni ricevute, da tutto il mondo, dal NCMEC per presunti episodi di sfruttamento online dei minori – dall’adescamento alla comunicazione o diffusione di contenuti peedopornografici – sono state quasi 22 milioni, più o meno il 30% in più del 2019.

Mentre se si limita l’analisi ai soli casi di presunto adescamento, le segnalazioni ricevute sono state quasi 40 mila ovvero più o meno il doppio di quelle ricevute dallo stesso NCMEC nel 2019.

Mai, da quando esiste, il NCMEC ha ricevuto in un anno un numero di segnalazioni così alto.

In Italia le cose non vanno bene se si guarda ai numeri delle segnalazioni raccolte dal NCMEC perché si è passati dalle 57 mila circa del 2019 alle oltre 62 mila del 2020 e tanto vale al nostro Paese l’inserimento nella categoria che indossa la maglia arancione, quella che tocca ai Paesi quasi più a rischio; dopo di noi solo i Paesi in maglia rossa, quattro in tutto il mondo, Paesi, oggettivamente, molto diversi dal nostro per ragioni socio-economiche, storiche, politiche e culturali.

E la spiegazione che i responsabili del servizio ne danno è tanto semplice quanto drammatica: la pandemia ha imposto il trasferimento della vita di molti di noi nella dimensione digitale, bambini inclusi e, purtroppo, i social media e il web in generale sono diventati, più che in passato, le babysitter dei nostri figli.

Il resto è più o meno statistica perché se a passare un paio d’ore online accanto a una miriade di stimoli positivi si corre qualche rischio, a passarci il doppio del tempo o più, tanto gli stimoli positivi che i rischi, inesorabilmente si moltiplicano.

La quasi totalità delle segnalazioni ricevute dal NCMEC – e si tratta di un dato interessante – arriva dai gestori delle grandi piattaforma online, dai gestori dei socialnetwork ai grandi siti porno.

La segnalante in assoluto più attiva è Facebook che, in relazione alla totalità dei suoi servizi, ha inoltrato al NCMEC 20 milioni di segnalazioni.

Gli altri seguono con numeri con uno o due zeri in meno, nell’ordine, comunque delle migliaia, fino a arrivare alle 13 mila segnalazioni dei siti della galassia di Pornhub.

Ovviamente il numero delle segnalazioni inoltrate da Facebook oltre a rivelare, probabilmente, una sensibilità maggiore al tema o, almeno, all’utilizzo dello strumento è anche giustificato dalle dimensioni delle piattaforme in questione che hanno più o meno 3 miliardi di utenti in giro per il mondo.

Inutile chiamare emergenza quella raccontata da questi numeri perché, purtroppo, il fenomeno esiste da anni e continua inesorabilmente a crescere.

Forse, sarebbe meglio iniziare a definirla e trattarla come una priorità globale e inserirla nella top five delle questioni nell’agenda di Governo di qualsiasi Paese con l’ambizione a essere considerato civile.

Perché se il fenomeno – come tutti quelli criminali – non può essere radicalmente estirpato dalla società è fuor di dubbio che può essere sensibilmente contenuto assumendo le scelte giuste in termini di contrasto.

E queste scelte, in questo caso, incrociano, tra le tante, le strade di una sana educazione alla vita anche nella dimensione digitale che è responsabilità, innanzitutto di scuola e famiglia, di un processo di responsabilizzazione crescente – con le buone prima e con le meno buone poi – dei fornitori di servizi digitali e, naturalmente, di poche regole, chiare, semplici e accessibili che marginalizzino ogni forma di abuso in danno dei bambini.

C’è tanto davvero che si può fare per fare in modo che il prossimo report del NCMEC, pandemia a parte, contenga numeri diversi ma l’importante è trattare quella della sicurezza dei nostri figli come una priorità.