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Governare il futuro – Il metaverso non esiste, parola di Snapchat

Google Trends, il servizio di Google che misura le ricerche che miliardi di utenti in tutto il mondo fanno quotidianamente attraverso il più diffuso motore di ricerca di tutti i tempi racconta che nessuno – o quasi nessuno – fino alla fine di ottobre dello scorso anno si era interessato al metaverso.

Poi è accaduto che Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook ha annunciato al mondo che avrebbe cambiato il nome della sua creatura in Meta perché il mondo stava andando verso il metaverso.

Inutile dire che dal giorno dopo la parola metaverso è diventata tra le più ricercate in giro per il mondo e, per qualcuno, è addirittura sinonimo di futuro.
Ma il metaverso esiste davvero o, almeno, possiamo esser certi che esisterà nei prossimi anni?

Se Zuckerberg è convinto di sì e se in tanti sembrano convinti che abbia ragione lui, qualcuno la pensa in maniera diversa.
Tra questi c’è certamente Evan Spiegel, non uno qualsiasi ma il fondatore di Snapchat, uno dei social network più gettonati al mondo e, soprattutto, forse, il social network che più di ogni altro ha, sin qui, investito nella cosiddetta realtà aumentata che è – per quel poco che sin qui si è capito del metaverso – la sua parente più prossima.
Per il patron di Snapchat il metaverso oggi è un concetto astratto, non più di un’ipotesi.

Mr. Spiegel non crede che vivremo immersi in una realtà altra rispetto a quella fisica nella quale viviamo attualmente e che per viverci rinunceremo a passare la più parte del nostro tempo nel mondo materiale, naturale, reale.
Il suo ragionamento è tanto semplice da apparire disarmante: il mondo, nonostante tutto, è un posto troppo bello per pensare che in tanti siano pronti a abbandonarlo per “rinchiudersi” in un universo parallelo e, comunque, il suo punto di vista è che le tecnologie dovrebbero servire a esaltare le esperienze naturali, quelle nel mondo reale più che creare dimensioni nuove e artificiali.

D’altra parte questa è, non da oggi, la filosofia di Snapchat che, da sempre, mette a disposizione degli utenti effetti speciali per giocare con le proprie foto reali, occhiali di realtà aumentata e, da qualche settimana, anche un mini-drone capace di scattare dei selfie.
Alla fine chi avrà ragione?
Zuckerberg o Spiegel?

Difficile a dirsi ma non c’è dubbio che anche solo pensare che, in fondo, il metaverso non è parte dell’ineluttabile destino del genere umano è, certamente, una riflessione utile.
Anche perché non è neppure detto che se i più si convincessero che, effettivamente, il mondo è abbastanza bello da non rendere così impellente l’esigenza di lasciarlo per un metamondo o metaverso artificiale e parallelo, nonostante la forza commerciale di Meta e degli altri giganti che ne stanno teorizzando la nascita prossima ventura, alla fine il metaverso debba davvero vedere la luce.
Insomma il pensiero laterale di Spiegel merita almeno attenzione.

Buona giornata.

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