Salta al contenuto

Scripta manent, una bella idea del Governo francese

Si chiama Scripta manent ed è una bella idea del Governo francese per tenere sott’occhio l’evoluzione dei documenti contrattuali che i grandi fornitori di servizi online ci fanno accettare spesso giocando sul fatto che sanno che cliccheremo su “accetta e continua” senza aver letto assolutamente nulla.

L’iniziativa è di Henri Verdier, ambasciatore francese al digitale, un ruolo che, per inciso, potrebbe non esser sbagliato introdurre nella nostra diplomazia.

E si tratta di un servizio pubblico online tanto semplice quanto, probabilmente, utile.

Nella sostanza Scripta manent consenta a chiunque atterri sulle pagine del servizio di scegliere una privacy policy o delle condizioni generali di contratto di uno qualsiasi dei più grandi servizi online, da Amazon a Booking.com passando per Facebook, Twitter o Google e decine di altri, di selezionare due date e di poter scorrere i due documenti contrattuali con evidenziate in rosso le parti eliminate più di recente e in verde quelle aggiunte.

Niente di rivoluzionario ovviamente né, probabilmente, un servizio destinato a essere usato dai milioni di utenti di questi servizi che già non leggono la versione che accettano dei documenti in questione e che difficilmente leggeranno una seconda versione o si avventureranno in un confronto tra più versioni.

Ma uno strumento certamente utile – come ha spiegato lo stesso Verdier – innanzitutto per i regolatori e decisori pubblici come per le Autorità di vigilanza per tenere più facilmente sotto controllo le evoluzioni dei mercati e delle pratiche commerciali soprattutto dei giganti del digitale e, anche, per i giornalisti e le associazioni dei consumatori così come per avvocati e professionisti del diritto.

Un bel lavoro fatto al centro e nell’interesse comune destinato a accrescere la consapevolezza su quelli che rappresentano snodi centrali nella nostra esistenza online perché, come anche da noi testimoniano alcune recenti vicende – dall’aggiornamento dei termini d’uso di Whatsapp, ai problemi con i più piccoli di TikTok sino ad arrivare ai dubbi sulla privacy policy di ClubHouse – i nostri diritti online dipendono sempre di più da questi documenti che, purtroppo, accettiamo senza conoscerne il contenuto lasciandoci travolgere dalla voglia di iniziare a usare un servizio e dall’ergonomia delle interfacce che ci suggerisce a gran voce di passare avanti senza pensare, tra l’altro, a chi farà cosa e perché con i nostri dati.

Un piccolo passo quello dell’ambasciatore francese al digitale ma un passo che va decisamente nella direzione giusta, un passo da imitare senza esitazioni.