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Governare il futuro – Lo stato d’animo in giro per il mondo? Chiedilo ai social

Una colossale ricerca condotta nei mesi della pandemia dal MIT, dall’Accademia delle scienze di Pechino e dal Max Planck Institute di Berlino racconta, grazie all’analisi dei contenuti condivisi via social da undici milioni di persone nei cinque mesi che hanno seguito la dichiarazione della pandemia da parte dell’Organizzazione mondiale della sanità, come il Covid e il lockdown hanno inciso sul nostro umore.

La premessa degli scienziati è che naturalmente nonostante il ricorso a un metodo scientifico i loro risultati sono imperfetti sia perché non tutto il mondo e sui social, sia perché la misurazione del benessere e dello stato d’animo dei cittadini è, inesorabilmente, affetta da una serie di valutazioni soggettive in assenza di parametri oggettivi.

E, però, lo studio appena pubblicato su Nature dice molto e lo dice chiaramente.

La pandemia ci ha provato e ci ha provato tanto anche se in maniera sensibilmente diversa da Paese a Paese.

Tanto tantissimo, ad esempio in Paesi come l’Australia o la Spagna, molto ma molto di meno in Paesi come l’Algeria, la Libia o il Brasile, abbastanza da noi in Italia, come negli Stati Uniti o in Cina.

E non solo.

Tanto per avere un’idea il crollo del benessere e dello stato d’animo collettivo delle persone osservate dallo studio – undici milioni in cento diversi Paesi – è stato cinque volte superiore a quello che normalmente si registra tra la domenica e il lunedì ovvero, secondo i ricercatori – a dispetto del Sabato del villagio – il giorno più felice e quello meno felice nel comune sentire.

Lo studio ha anche misurato la velocità di recupero del buonumore da parte delle persone e scoperto, anche in questo caso, una situazione estremamente eterogenea.

In Israele, in media, ci è voluto poco più di un giorno dalla fine della fase acuta dell’emergenza per ritrovare il benessere, in Francia di giorni ce ne sono voluti in media 14 mentre in Turchia ne sono stati necessari 29.

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