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Governare il futuro – Davvero la privacy dei rifugiati vale così poco?

La notizia rimbalza dalla Giordania dove sembra che, nei campi gestiti dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati, per comprare cibo e ritirare denaro al bancomat questi ultimi siano identificati attraverso l’iride.

Decine di migliaia di rifugiati, ogni giorno, si metterebbero in fila davanti ad appositi dispositivi, spalancherebbero gli occhi e si farebbero leggere l’iride per farsi identificare e, quindi, accedere ora a soldi, ora a cibo.

Prima di alzare le spalle e ritenere che sia tutto normale o, magari, addirittura moderno e efficiente vale la pena fermarsi a pensare un istante che l’impronta dell’iride è un dato biometrico ovvero un dato biologicamente univoco che identifica una persona e dunque uno dei dati personali che è più pericoloso cada nelle mani sbagliate perché a differenza di una password è, semplicemente, insostituibile.

Ci sarà, d’altra parte, una ragione per la quale, con poche, comunque preoccupanti eccezioni, nel mondo libero, per fortuna, l’identificazione delle persone attraverso l’iride non è utilizzata né nei supermercati, né agli sportelli bancomat.

Eppure, evidentemente, farebbe comodo anche li, anzi, forse ancora più comodo visto il maggior numero di utenti di quei servizi.

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