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Governare il futuro – La app Fakeyou, i falsificatori si innovano: tempi duri per la verità

Un’indagine Eurobarometro immediatamente precedente all’arrivo della pandemia raccontava che il 71% dei cittadini europei e il 63% di quelli italiani si imbatte in una notizia fuorviante o falsa almeno una volta al mese. Tra di loro, c’è un 27% di europei e un 17% di italiani che trova fake news almeno una volta al giorno. E, come sappiamo, le cose sono andate decisamente peggio durante la pandemia quando l’esigenza e la voglia di informarsi ha raggiunto picchi mai raggiunti prima e, quindi, con la circolazione delle notizie vere e attendibili è cresciuta a dismisura anche la circolazione delle fakenews.

Secondo un rapporto presentato nel 2021 dal Censis la prima, e forse la più diffusa delle notizie false circolata in Italia durante la pandemia è quella secondo la quale il virus sarebbe stato appositamente creato in un laboratorio, da cui poi sarebbe sfuggito (secondo alcuni sarebbe stato fatto sfuggire): la pensa così il 38,6% degli italiani adulti, con quote che raggiungono il 49,2% tra chi ha al massimo la licenza media, il 46,8% tra gli adulti di età compresa tra i 35 e i 64 anni; il 52,9% tra i lavoratori dipendenti che hanno mansioni esecutive, il 51,3% tra chi ha un reddito che non supera i 15.000 euro l’anno. Non una cosetta da poco quindi ma addirittura una notizia falsa ma straordinariamente diffusa sulle origini della pandemia.

E l’onda lunga delle fakenews su Coranavirus e dintorni è lontana dal potersi dire esauritasi.

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