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Governare il futuro – NFT, piattaforme già chiuse perché i furbetti sono più degli onesti

I NFT, non fungible token sono protagonisti di un fenomeno relativamente recente nell’ecosistema digitale e potrebbero essere protagonisti del metaverso prossimo venturo.

Tocca, però, usare il condizionale perché alla griglia di partenza si sono presentati più furbetti disonesti che utenti onesti.

I NFT sono certificati – tanto per cercare di utilizzare espressioni tradizionali per definire soluzioni innovative – che, nella dimensione digitale, servono – o servirebbero – a garantire che un oggetto digitale o la copia digitale di un oggetto fisico sia unico e non possa, pertanto, che avere un solo proprietario.

I certificati in questione o, meglio, gli oggetti rappresentati dai NFT vengono venduti e comprati su piattaforme di e-commerce specializzate, spesso nell’ambito di aste nell’ambito delle quali, talvolta, si raggiungono cifre astronomiche.

E’ il caso del primo tweet del fondatore di Twitter, battuto, in una di queste aste, a quasi tre milioni di dollari.

Ora, da qualche settimana, rimbalza online, da più parti, la notizia che alcune piattaforme dedicate allo scambio di questi oggetti si sarebbero viste costrette ad abbassare le saracinesche digitali e a sospendere le vendite perché troppo spesso gli oggetti digitali presentati come unici e originali e come tali certificati via NFT si sono rivelati, in realtà, patacche digitali, falsi, copie e doppioni privi del valore che decine di migliaia di acquirenti gli avrebbero probabilmente attribuito.

Hanno fatto, insomma, l’unica cosa che può fare una casa d’asta seria se si rende conto di non essere in grado, nonostante i migliori sforzi, di evitare che una crosta sia venduta, utilizzando i propri servizi, come un capolavoro originale.

E però che si sia arrivati a tanto, così presto è un fatto che deve far riflettere.

Perché qualsiasi cosa si possa pensare dei NFT e del mercato che si sta sviluppando attorno a questa nuova applicazione tecnologica che, pure, certamente non va esente da possibili critiche sotto più di un profilo specie quando a venderne e comprarne, nella dimensione del gaming, sono i bambini, sarebbe davvero un peccato dover prendere atto che la libertà dei più è impedita nel suo esercizio dai soliti furbetti e disonesti che non perdono occasione di girare a loro profitto ogni nuova soluzione tecnologica.

Ci si può girare attorno quanto si vuole e si può – e anzi si dovrà – cercare ogni soluzione regolamentare e tecnologica idonea a prevenire e reprimere il fenomeno delle frodi e dei plagi ma il cuore del problema è sempre lo stesso: la tecnologia è un amplificatore di vizi e virtù del genere umano e se non si riesce a limitare, a monte, i primi, esaltando le seconde a colpi di educazione e cultura, c’è poco o nulla che si possa fare a valle per scongiurare il rischio che si debba rinunciare a questa o quell’opportunità offerta dall’innovazione semplicemente perché i rischi sono maggiori dei benefici.

È urgente investire nell’educazione civica digitale, raggiungere le masse, a cominciare dai più giovani.

Ogni strada diversa rischia di essere una scorciatoia impervia che, pur offrendo, magari, un’illusione diversa, alla fine non porta a destinazione.

Ci siamo già passati con la pirateria digitale: decenni passati a inasprire le sanzioni e a regolamentare in maniera sempre più stringente le piattaforme raccogliendo risultati modesti, probabilmente inferiori ai costi di sistema sostenuti per non aver avuto la forza, il coraggio e la pazienza di scommettere, dall’inizio, sull’educazione e la cultura.

Senza, nel metaverso, una realtà completamente immateriale nella quale il rispetto del valore di ciò che esiste ma non si può toccare è fondamentale, rischiamo che la vita, la società, i mercati e la democrazia siano semplicemente condannati al fallimento.

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