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Intelligenza artificiale: gli USA preoccupati di essere superati dalla Cina

La National Security Commission americana sull’intelligenza artificiale, istituita nel 2018, ha appena presentato la sua relazione di fine lavori.

Quasi ottocento pagine piene zeppe di decine di suggerimenti che il neo-Presidente Biden, secondo gli estensori del documento, dovrebbe seguire se vuole scongiurare il rischio di perdere la partita sull’intelligenza artificiale e restare l’uomo più potente del mondo.

La Cina rappresenta l’avversaria più forte al dominio tecnologico degli Stati Uniti che minaccia il nostro potere economico e militare per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale hanno scritto i quindici esperti della Commissione.

Servono, secondo la Commissione, centinaia di miliardi di dollari di investimenti pubblici e privati concentrati nel settore dell’intelligenza artificiale se si vuole restare i primi.

E i primi 32 miliardi vanno messi sul tavolo e destinati alla ricerca e sviluppo, da qui al 2026.

“Penso che valga la pena ripetere che per vincere nell’intelligenza artificiale, abbiamo bisogno di più soldi, più talento, una leadership più forte, e collettivamente come commissione crediamo che questa sia una priorità per la sicurezza nazionale e che i passaggi delineati nel rapporto non rappresentano solo il risultato del nostro lavoro, ma un distillato delle idee di centinaia e centinaia di esperti in tecnologia, politica ed etica, quindi incoraggio i decisori pubblici e tutti a seguire le nostre raccomandazioni “, ha dichiarato Eric Schmidt, presidente della commissione ed ex CEO di Google.

E soldi a parte, molti dei suggerimenti che la commissione indirizza al Governo americano riguardano le competenze che vanno formate nel Paese ma anche attratte dall’estero a cominciare, naturalmente, proprio dalla Cina.

Ed è per questo che, ad esempio, la commissione propone di semplificare le regole per l’ottenimento dell’ambita green card americana da parte dei più talentuosi in intelligenza artificiale e dintorni e di concederla in automatico a chiunque abbia un PHD in una delle materie strategiche per la progettazione e sviluppo di soluzioni di intelligenza artificiale.

La relazione sembra – e, in effetti, forse è – un’autentica strategia militare di breve-medio periodo.

E, d’altra parte, affronta anche temi più palesemente militari e lo fa in termini preoccupanti.

Come quando si dice che una convenzione internazionale che prevedesse una moratoria sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale applicata alle armi, in questo momento, non farebbe gli interessi degli Stati Uniti d’America perché, probabilmente, non sarebbe mai condivisa o, comunque, rispettata dalla Russia e dalla Cina.

Mentre i componenti della Commissione riterrebbero ragionevole – viene da dire per fortuna – una moratoria globale più limitata all’applicazione dell’intelligenza artificiale all’industria nucleare bellica.

Ma la commissione raccomanda anche al Governo USA di lavorare molto di più con i propri alleati in giro per il mondo nel settore dell’intelligenza artificiale anche identificando temi e priorità comuni.

Insomma chiunque ancora avesse qualche dubbio sul fatto che è attorno all’intelligenza artificiale che si giocherà il futuro prossimo venturo del mondo che si guardi al potere economico o militare, alla democrazia o agli equilibri geopolitici globali, può fugarlo anche semplicemente scorrendo l’indice della relazione la cui sintesi tradotta in termini politicamente scorretti è: se si vuole restare il Paese più potente del mondo dobbiamo essere i primi nel settore dell’intelligenza artificiale.