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Privacy Daily – 8 marzo 2021

I conducenti di Uber, Lyft e altre aziende hanno deciso di controllare l’algoritmo

Gli autisti di Uber, Lyft e altre aziende stanno sviluppando un’app per confrontare il loro chilometraggio con i pagamenti ricevuti. Un ingegnere ha creato un’ estensione per il browser Chrome, UberCheats, che vuole aiutare i lavoratori a tracciare i pagamenti sulla base dei viaggi effettuati ed evitare discriminazioni derivanti dal rischio di bias degli algoritmi basati sull’intelligenza artificiale. L’estensione estrae automaticamente i punti di inizio e fine di ogni viaggio e calcola la distanza di viaggio più breve. Se quella distanza non corrisponde a quanto pagato da Uber, l’estensione segnala la difformità. L’app vuole aiutare i lavoratori a riprendere il controllo sui propri dati.

Gig Workers Gather Their Own Data to Check the Algorithm’s Math | WIRED


Olanda: il software di Google per l’istruzione non è abbastanza sicuro, sostengono due ministri olandesi in una lettera al Parlamento

I prodotti Google utilizzati nell’istruzione per facilitare l’apprendimento a distanza non sono abbastanza sicuri e l’utilizzo di tali prodotti comporta un rischio eccessivo per la privacy, hanno scritto i ministri dell’Istruzione Ingrid van Engelshoven e Arie Slob in una lettera al parlamento. A finire sotto la lente d’ingrandimento Google Workspace e Google Workspace for Education. Secondo i ministri, il problema sta nel fatto che Google è l’unica entità che decide cosa succede ai metadati: i dati che mostrano, ad esempio, cosa fanno gli utenti con i loro clic, per quanto tempo rimangono collegati, quali termini hanno cercato. Google può anche modificare unilateralmente le condizioni per l’utilizzo di questi metadati, il che rappresenta un rischio per la privacy, hanno affermato i ministri.

https://nltimes.nl/2021/03/07/google-software-used-education-secure-enough-ministers-say


Svizzera: referendum prevale il no all’identità digitale

La Svizzera ha bocciato la legge sull’Identità Elettronica,(eID) la gestione privata delle società incaricate del servizio e i timori per la privacy sono stati al centro della campagna referendaria che ha indotto gli elettori ad affossare il progetto. Nicolas Bürer, direttore esecutivo di Digitalswitzerland, ha fatto appello ai politici affinché riprendano in mano rapidamente il dossier. «Dobbiamo andare avanti nell’interesse di tutti e non perdere altro terreno a favore di altri paesi»

«Voto sull’e-ID? Non era il momento giusto» (cdt.ch)