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Cinque mesi dopo, un primo bilancio di #cosedagarante

Il 14 luglio 2020 il Parlamento mi ha eletto componente del Collegio del Garante per la protezione dei dati personali e il 29 luglio, con i colleghi, Pasquale Stanzione, poi eletto Presidente, Ginevra Cerrina Feroni poi eletta vice-Presidente e Agostino Ghiglia ci siamo insediati.

Cinque mesi dopo quel giorno mi fa piacere e mi pare anche doveroso fare un primo bilancio di questa straordinaria esperienza.

Ecco le prime sensazioni, ovviamente suscettibili di revisioni e correttivi strada facendo, raccontate nella maniera più schietta e diretta possibile, senza filtri si direbbe sui social.

Il Collegio.

Sono stato fortunato.

Non conoscevo nessuno dei miei colleghi, ci siamo visti per la prima volta qualche mese fa eppure sembra si lavori insieme già da tanto con fiducia reciproca, intesa, complementarietà e un paio di obiettivi importanti comuni: far crescere l’Autorità quanto merita di crescere e proteggere la privacy di milioni di cittadini innanzitutto con buon senso e determinazione senza per questo trasformarci in castigatori di imprese e amministrazioni, convinti come siamo che educare alla privacy sia sempre meglio che sanzionare.

Gli uffici dell’Autorità.

L’ho già scritto e non vorrei diventare monotono: poco più di un centinaio di persone con competenze fuori dal comune e con una enorme esperienza nel settore di riferimento ma, soprattutto, con uno spirito di appartenenza all’Autorità degno di quello che i giocatori della nazionale hanno alla maglia azzurra.

Ovviamente competenze eccelse significa anche personalità molto forti e chi si intende di scienza dell’organizzazione sa che le piccole squadre con un’alta concentrazione di talenti possono dare grandi soddisfazioni ma inesorabilmente sono più difficili da schierare in campo e far giocare di grandi squadre o squadre mediocri.

Ma anche da questo punto di vista mi sento davvero fortuato.

In cinque mesi ho imparato moltissimo in una materia che pratico da ventitre anni e insegno più o meno da altrettanti.

Qualcosa vorrà dire.

La mia segreteria: Michela Massimi, Guido D’Ippolito, Eduardo Meligrana.

Ogni parola in più su di loro trasformerebbe questo post in un polpettone cinematografico sdolcinato.

Me li sono scelti e, quindi, è banale dire che credo che siano il miglior team possibile con il quale giocare questa partita.

Ho già scritto che quello che ho fatto e che farò di buono è e sarà merito loro. Gli errori, tutti inesorabilmente miei.

E veniamo alle poche convinzioni già maturate.

La prima.

Per proteggere e promuovere in maniera efficace la privacy dobbiamo stare in mezzo alla società, dobbiamo passare meno tempo possibile a discutere tra di noi chiusi nel Palazzo e più tempo possibile in mezzo alla gente, le imprese e le Istituzioni.

Se non diffondiamo nel Paese, a ogni livello, un’adeguata cultura della privacy abbiamo perso in partenza.

Non saranno le sanzioni milionarie a consentirci di far bene il nostro lavoro e di veder affermato il diritto che siamo chiamati a promuovere e proteggere.

È per questo che, non senza attirarmi le critiche di taluno [poche per la verità ma non per questo meno importanti], dal primo giorno, ho messo la comunicazione al centro del mio mandato e ho promosso alcune iniziative come #cosedagarante, privacy daily, la partecipazione al legal hackathon per la semplificazione delle informative privacy, la richiesta di aiuto alla divulgazione su sexting e dintorni rivolta agli Youtuber.

Ma siamo solo all’inizio.

La seconda.

Cento venti persone e poco più di trenta milioni di euro all’anno a qualcuno potranno sembrare tanti ma non bastano per i compiti che la legge attribuisce a questa Autorità e non ho mai amato chi dice armiamoci e partite.

Non si può affidare a qualcuno un compito democraticamente tanto delicato e complesso e poi non fornirgli i mezzi per perseguirlo in maniera efficace.

Lo scrivo senza peli sulla penna.

Il Governo con la legge di bilancio appena varata ci ha attribuito maggiori risorse per circa quattro milioni di euro che ci consentiranno di completare il nostro organico e arrivare a circa 160 persone.

Un segnale importante che merita un ringraziamento.

Ma serve di più se si vuole porre questa Autorità in condizione di indirizzare, regolamentare e vigilare fenomeni pubblici e privati in rapidissima evoluzione rispetto alla quale la pandemia ha determinato un’accelerazione senza precedenti: la trasformazione digitale della Pubblica Amministrazione e quella del Paese in tutte le sue altre componenti, l’intelligenza artificiale, il sistema delle comunicazioni elettroniche, il cloud, l’internet delle cose che avanza e che solo in questo specialissimo Natale ha portato nelle nostre case milioni di oggetti connessi che vivono utilizzando dati personali.

La terza.

Devo moltissimo a una comunità straordinaria di amici, colleghi, conoscenti che quotidianamente non manca di inviarmi stimoli, proposte, osservazioni e critiche che mi aiutano, giorno dopo giorni, a mettere a fuoco problemi che, sin qui, non avevo identificato.

Grazie davvero a tutti.

La quarta.

Giudicare, decidere, valutare chi ha ragione e chi ha torto, se una certa sanzione è troppo alta o troppo bassa, se una violazione c’è stata oppure no è, il più delle volte – anche nelle vicende che sembrano poco rilevanti – maledettamente difficile.

Si sbaglia, temo sia inevitabile.

Sono certo – anche se non so dove – di aver già commesso degli errori e, purtroppo, temo tornerò a commetterli.

Ce la stiamo mettendo tutta per far bene, per studiare, per non lasciar nulla al caso e, ovviamente, per essere sempre trasparenti, corretti, onesti.

Ma non basta e mi dispiace.

Continuate a segnalarmi quelli che ritenete essere gli errori che commetto, che commettiamo e proverò, ma son certo di poter dire proveremo, a far meglio.

La quinta e ultima.

Credo da sempre nella trasparenza come strumento di buona amministrazione: se si lavora a una scrivania con due bandiere e la foto del Presidente della Repubblica alle spalle si lavora per il Paese e si deve render conto a tutti, sempre e su tutto.

La trasparenza assoluta temo non esista o, almeno, sia difficile da garantire.

Trovate, comunque, a questo link un’infografica con qualche informazione di sintesi su questi primi cinque mesi.

Nei mesi che verranno faremo meglio e condivideremo più dati e più informazioni.

Ora, semplicemente, buon 2021 con l’augurio – sulla carta accessibile – che sia migliore dell’orribile 2020 che ci lasciamo alle spalle.

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