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Il riconoscimento facciale per dire addio agli appuntamenti al buio

Basta una foto e il primo appuntamento non avrà più segreti.

È una delle possibili applicazioni della richiesta di brevetto che la Clearview ha appena presentato all’ufficio brevetti americano.

“La presente richiesta di brevetto si riferisce a diversi metodi per fornire informazioni su una persona in base al riconoscimento facciale e varie applicazioni dello stesso, tra cui il check-in basato sul viso, l’identificazione personale basata sul viso, la verifica dell’identificazione basata sul viso, i controlli dei precedenti sul viso. I metodi oggetto della richiesta sono in grado di fornire informazioni accurate su una persona in tempo reale.”

Recita testualmente così la sintesi della rivendicazione brevettuale che lo scorso 11 febbraio la Clearview, una delle società leader nel settore del riconoscimento facciale, sin qui, in particolare, applicato al law enforcement, ha presentato all’ufficio americano dei brevetti.

La necessaria premessa è che si tratta solo – si fa per dire – di una richiesta di brevetto che, in nessun modo, suggerisce che qualcuno stia giù utilizzando la tecnologia in questione.

Al tempo stesso, però, la notizia racconta che la tecnologia è pronta, esiste ed attende solo che qualcuno decida – se non è già avvenuto al riparo da sguardi indiscreti – di iniziare a utilizzarla in una dimensione più o meno di massa.

L’idea al cuore del brevetto è semplice: dimmi che faccia hai e ti dirò chi sei.

Un po’ come facevano – e forse fanno ancora oggi – le mamme e i papà al primo sguardo clinico del ragazzo o della ragazza con il quale o con la quale i loro figli stanno per uscire: un’occhiata e poi via il primo giudizio destinato a segnare una storia magari ancora neppure nata.

Solo che, in questo caso, a parlare non sarebbe il cuore ma un sistema di intelligenza artificiale capace di incrociare in tempo reale il volto del malcapitato o della malcapitata con miliardi di foto presenti in archivi pubblici e privati e raccontare tutto, ma tutto davvero, della persona in questione.

E naturalmente, primi appuntamenti a parte – anche se una delle ipotesi presenti nella domanda di brevetto riguarda proprio i siti di dating online – le possibili applicazioni della soluzione in questione una volta che fosse trasformata in un’app per smartphone sarebbero più o meno infinite: il checkin negli hotel, i compagni di viaggio, i vicini di casa e chi più ne ha più ne metta.

Forse vivremmo più tranquilli, forse i genitori sarebbero più sereni nel non doversi fidare delle loro sensazioni in attesa che il figlio o la figlia ritornino a casa da quel primo appuntamento ma – anche a non voler pensare al rischio, per ora elevatissimo di errori e discriminazioni – è una società sostenibile sotto il profilo dell’umanità e dei diritti dell’uomo, privacy in testa?

La società dichiara che la soluzione in questione è attualmente utilizzata solo dalle forze dell’ordine per le indagini successive al crimine e che non avrebbe intenzione di lanciarne una versione consumer”.

Il problema esiste ed è urgente affrontarlo perché ormai sappiamo tutti che da quando una tecnologia esiste a quando fa la sua prima apparizione sullo schermo dei nostri smartphone il passo è sempre più breve.