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UK, computer infetti per tenere i bambini al riparo dal virus

A volte il destino si prende gioco degli uomini.

In Inghilterra il Governo avrebbe distribuito dei computer infetti nell’ambito di un programma finalizzato a tenere a casa i bambini per evitare la diffusione del virus nelle scuole.

Secondo The Register che, per primo, ha dato la notizia sarebbero oltre 20 mila i computer distribuiti agli studenti di alcune scuole inglesi per consentire loro di partecipare alla didattica a distanza senza recarsi a scuola che avrebbero a bordo, pre-installato dal fornitore, un malware che, quando attivo, creerebbe un collegamento diretto tra il dispositivo e dei server russi capaci di aspirare i dati personali degli ignari utilizzatori.

Nessuna certezza, sin qui, sulle origini del problema, presumibilmente dovuto a una qualche colpevole leggerezza del fornitore.

Ma il fatto resta e non si tratta di un fatto da poco specie se si considera che, naturalmente, i ventimila computer sono stati assegnati a studenti che si trovano in condizioni particolarmente svantaggiate e, quindi, presumibilmente in famiglie con un modesto, se non scarso, livello di alfabetizzazione digitale, difficilmente capaci di affrontare e risolvere in autonomia.

Senza dire che i dispositivi in questione, essendo destinati a essere usati per la didattica a distanza, sono equipaggiati con una webcam che, ovviamente, rende accessibili dall’esterno – anche dalla Russia in questo caso ma la circostanza toglie e aggiunge poco al problema – immagini e dialoghi che avvengono all’interno di 20 mila case di cittadini della Corona.

Una vicenda, certamente non la sola, non l’unica e non la più grave, che accende una volta di più un faro sull’importanza dell’educazione digitale, innanzitutto all’interno dell’amministrazione perché, evidentemente, qualunque ne sia stata la causa, è ovvio che l’episodio non avrebbe mai dovuto accadere e che i PC avrebbero dovuto essere sottoposti a una verifica di sicurezza informatica prima di essere distribuiti.

Ma anche una vicenda che è occasione   di una riflessione più amara su quanto sia elevato il rischio che i meno fortunati economicamente e socialmente, negli anni che stiamo vivendo e in quelli a venire, finiscano con il pagare il prezzo, specie in termini di privacy, degli errori e dell’imperfezioni delle politiche di trasformazione digitale dei nostri Governi.