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Facebook, 650 milioni di dollari di risarcimento per aver usato dati biometrici degli utenti

Costerà caro a Facebook aver usato, senza consenso, i dati biometrici dei suoi utenti.

Un giudice californiano ha appena approvato un accordo transattivo, nell’ambito di una class action, per effetto della quale il gigante dei social dovrà versare agli utenti appartenenti alla classe interessata 650 milioni di dollari.

Vale la pena dire subito che i fatti si riferiscono a dieci anni fa e che la funzionalità della discordia che suggeriva agli utenti il possibile nome e cognome di una persona – se altro utente di Facebook – presente in una foto appena caricata non è più attiva.

Ma i fatti restano e, ora, Facebook che, pure, all’indomani della proposizione dell’azione da parte dei consumatori l’aveva immediatamente bollata come infondata annunciando l’intenzione di difendersi con determinazione sembra preferire evitare la decisione finale e aderire all’accordo transattivo proposto dai legali dei consumatori sin qui intervenuti in giudizio.

Ogni utente interessato all’azione, nei prossimi mesi, secondo l’avvocato che li rappresenta, dovrebbe ricevere un assegno di circa 350 dollari.

E gli utenti che hanno partecipato alla azione di classe sono poco più di un milione e mezzo di cittadini dell’Illinois.

Una cifra record per un’azione di classe in materia privacy sottolinea James Donato, il Giudice che ha appena autorizzato l’accordo transattivo.

E, probabilmente, ha ragione perché navigando a ritroso nella storia di questo genere di azioni non di ritrovano precedenti analoghi.

Uno di quei casi nei quali la giustizia, anche se con i suoi tempi, alla fine arriva.

Certo il bicchiere può essere visto come mezzo pieno o mezzo vuoto.

Perché un utilizzo abusivo dei dati biometrici di una persona ne minaccia l’esistenza ben più di quanto non raccontino i 350 dollari di risarcimento che ora i partecipanti all’azione otterranno.

Ma, al tempo stesso, la decisione potrebbe far tremare i polsi e gli azionisti di società, come ad esempio la celeberrima Clearview che ha pescato a strascico, per quanto si sa, i dati di milioni di utenti dei principali socialnetwork e li usa per far girare i suoi algoritmi di riconoscimento facciale a servizio di polizie e agenzie di intelligence in giro per il mondo.

Perché certo è che se Facebook per aver attivato una funzionalità tutto sommato poco offensiva nonostante la criticità sempre e comunque dell’uso di dati biometrici sta per sganciare un assegno da 650 milioni di dollari, la schedatura biometrica di massa di Clearview potrebbe costarle molto ma molto più cara.