Salta al contenuto

Lettera a Federica (e alle altre vittime di revenge porn)

Cara Federica,

scrivo mentre le immagini del tuo video sono ancora impresse nella mia testa e nella mia coscienza di padre, di rappresentante delle istituzioni e di uomo.

Guardare il tuo video e ascoltare le tue parole mentre racconti della violenza della quale sei stata vittima, di quella tua foto che sta girando online e con la quale un branco di imbecilli o, come li chiami tu, di malati ti sta violentando da giorni senza, magari, neppure rendersene conto fa male, preoccupa, allarma e impone di prendere atto del fatto che non ce l’abbiamo ancora fatta e che non siamo riusciti come adulti, genitori e naturalmente istituzioni a rendere la società digitale un posto a misura di ragazzi e ragazze come te.

Prima di qualsiasi altra cosa, quindi, ti chiedo scusa e chiedo scusa alle decine e, anzi, probabilmente, centinaia o migliaia di ragazzine e donne come te che hanno subito o magari stanno subendo violenze analoghe ma hanno scelto di non denunciarle o non hanno trovato il coraggio di farlo.

Garantirti il diritto di scegliere come essere, come apparire, quali foto condividere con chi, per quanto tempo e in quale momento, garantirti il diritto di mostrare il tuo corpo e di non mostrarlo, di vivere il tuo tempo e persino la tua sessualità come scegli di fare a prescindere da se e quanto ciascuno di noi, nel segreto della sua testa e della sua coscienza, condivida le tue scelte è compito nostro, lo è da adulti, lo è da genitori e lo è soprattutto da istituzioni, a cominciare proprio da quella a cui appartengo, il Garante per la protezione dei dati personali.

Non abbiamo evidentemente ancora fatto abbastanza.

Nel tuo video chiedi aiuto e supporto, chiedi di far circolare il tuo video, quello di una ragazzina di sedici anni che dopo aver parlato con sua mamma e averlo fatto davanti alla Polizia, denuncia una violenza sessuale perché tale è quella che denunci, perché sarà anche digitale ma fa male quanto quella fisica, minaccia la tua intimità, ti ha strappato via la serenità, ti ha imposto di vivere ore, giorni, settimane, mesi o, forse, anni come non avresti scelto di viverli.

E io credo che il nostro compito da adulti, genitori e soprattutto istituzioni sia quello di raccogliere il tuo invito, spingere più lontano possibile le tue parole, farle arrivare a chi non le ha ancora ascoltate non solo perché lo chiedi ma perché forse varranno a spingere altre ragazze e donne come te a fare altrettanto, a far sentire sbagliati, malati – coscienti o incoscienti che siano – quanti scelgono di violentare una ragazzina come hanno fatto con te poco conta se condividendo una foto nata per restare privata o, addirittura, modificandola per caricarla di un contenuto sessuale che non aveva.

Ed è per questo che anziché scriverti in privato ho scelto di farlo in pubblico, con un video come il tuo, con una lettera come la tua, attraverso lo stesso canale al quale hai voluto affidare la tua denuncia.

Nel tuo video chiedi anche che i responsabili, a cominciare dai ragazzini della tua stessa città che par di capire hanno condiviso per primi quella foto “paghino” per quello che hanno fatto.

E questo accadrà perché, naturalmente, in genere questi leoni delle tastiere sono più ingenui di quanto credono, pensano di sapersi nascondere, di saper nascondere le tracce di quello che fanno ma non è così e quella foto e quelle chat contengono sicuramente tracce capaci di inchiodarli alle loro responsabilità.

Se avessero anche solo una parte del tuo coraggio, forse, dovrebbero farsi un video, chiederti scusa, spiegare perché lo hanno fatto e correre a fare il possibile per limitare la circolazione di quella foto prima che arrivi ancora più lontano e ti perseguiti per chissà quanto tempo.

È bello leggere e sentire che, in un momento tanto difficile, non sei sola, che tua mamma è li vicino a te e con te condivide questa battaglia perché anche lei può essere di esempio a altre mamme.

Ci siamo anche noi, ci sono anche le istituzioni, unite, compatte, convinte che certe cose siano l’altra faccia della medaglia di una dimensione digitale che ci ha consegnato straordinarie opportunità e che le sono connaturate proprio come accade, purtroppo, da sempre, nella dimensione fisica ma che non per questo le si debba accettare con rassegnazione e impotenza.

La tua battaglia sarà la nostra battaglia, quella di tante Istituzioni che si stringeranno attorno a te e alle tante altre Federica che hanno vissuto, stanno vivendo, potrebbero, purtroppo, vivere domani violenze analoghe.

Grazie per il tuo coraggio, perdona se non abbiamo fatto abbastanza da non renderlo necessario.

Sono, siamo al tuo fianco.