Salta al contenuto

Privacy Week. La rubrica settimanale di Guido Scorza riparte e cambia volto.

Riparte oggi Privacy Week e riparte rinnovata. Ogni settimana, il sabato per l’esattezza, in tre o quattro minuti proviamo a mettere in fila i fatti della settimana, su privacy e dintorni, che meritano di essere ricordati perché, probabilmente, ne sentiremo parlare ancora o, comunque, perché hanno fatto la differenza.


Questa settimana partiamo da Apple che è ritornata, almeno in parte, sui suoi passi e ha rinunciato, per il momento a lanciare il suo progetto di monitoraggio dei dispositivi dei suoi clienti alla ricerca di contenuti pedopornografici. Troppi i dubbi, le critiche e le perplessità seguiti all’annuncio dell’iniziativa per il rischio che, nonostante le migliori intenzioni, si finisse poi con il comprimere, in un modo o nell’altro, la privacy delle persone. A Cupertino, però, non hanno cambiato idea. Continuano a pensare che sia la cosa giusta da fare e, magari, cercheranno un modo diverso per realizzare il progetto.

Una storia che ha qualcosa in comune con quella rimbalzata sempre degli Stati Uniti dove Facebook ha annunciato l’intenzione di allargare a tutte le sue piattaforme la crittografia end to end che già usa su WhatsApp e le forze dell’ordine hanno lanciato un allarme secondo il quale se la società di Zuckerberg desse seguito al suo proposito la lotta alla pedopornografia online ne soffrirebbe un durissimo contraccolpo divenendo impossibile o quasi.
Chi volesse, può ascoltare o leggere il mio podcast su Huffington Post.

A Apple si rimprovera di voler far troppo contro il pedoporno e di esporre a rischio la privacy degli utenti e a Facebook di voler far troppo per la privacy degli utenti e di esporre a rischio il contrasto al pedoporno.
Difficile negare che esiste un problema enorme da affrontare e risolvere in fretta. Serve una soluzione bilanciata che a fronte di una sostenibile compressione della privacy consenta di contrastare in maniera efficace un crimine odioso come la pedopornografia.Ma quale è la soluzione? Chi pensa di averla in tasca batta un colpo!

Sempre in settimana, tra le notizie che meritano di essere ricordate quella battuta dal Corriere delle Comunicazioni a proposito della ricerca di Kaspersky secondo la quale gli attacchi informatici in danno dei dispositivi IOT sono in vertiginoso aumento anche e soprattutto dal e nel nostro Paese. Un invito neppure troppo velato a fare attenzione, tanta attenzione, ogni qualvolta installiamo un dispositivo Smart dentro casa nostra: una lampadina, una serratura, un telecamera di sicurezza, un rilevatore della temperatura e chi più ne ha più ne metta.
L’IOT è il futuro prossimo venturo ma è un futuro che senza alcuna sorpresa fa gola a ogni sorta di criminale: dai predatori di dati ai truffatori digitali, fino ad arrivare ai ladri comuni alla ricerca del modo più semplice per entrare dentro casa nostra aprendo la serratura intelligente o per entrarci certi che noi non ci siamo.
Buon week end e alla prossima settimana.