Se in gioco non ci fosse il futuro della cultura nella società dell'informazione ci sarebbe da ridere a leggere il discorso del Presidente francese Sarcozy ed il memorandum commissionato dal Governo a Monsieur Olivennes.
Come si fa a prendere sul serio un politico che - prendendo in prestito parole sino a ieri utilizzate dai rappresentanti dell'industria audiovisiva come puntualmente ricorda Punto informatico - ha detto "Corriamo il rischio di essere testimoni della distruzione della cultura. Internet non deve diventare un Far West di alta tecnologia, una zona senza normative dove i fuorilegge possano sottrarre le opere dell'ingegno senza farsi problemi o, peggio ancora, venderle nella più assoluta impunità. E sulle spalle di chi? Sulle spalle degli artisti"?
Come si fa a prendere sul serio uno Studio (per usare un eufemismo) sul futuro dell'audiovisivo e sui rimedi per garantirne lunga vita commissionato al rappresentante dell'industria audiovisiva d'oltralpe?
Chi vuole solo ridere può fermarsi qui ma il punto fondamentale è un altro.
La ricetta Olivennes sta facendo il giro del mondo e sta legittimando l'industria audiovisiva a chiedere a gran voce analoghi interventi in tutti i Paesi.
La filosofia alla base dell'iniziativa francese non è tuttavia condivisibile ed è claudicante ed infondata da un punto di vista giuridico perché muove dall'assunto secondo il quale la repressione del fenomeno della pirateria audiovisiva legittimerebbe il travalicamento di ogni diritto e libertà degli utenti.
Non è così.
Il diritto d'autore riveste una posizione di assoluta centralità nella società dell'informazione o nell'era dell'accesso per dirla con Jeremy Rifkin ma è pur sempre un diritto patrimoniale (almeno nella componente cara all'industria audiovisiva) che deve cedere il passo - e non può travolgere - diritti e libertà fondamentali della popolazione globale quale quello alla privacy e quella alla libertà di manifestazione del pensiero.
Le tecnologie di filtraggio e monitoraggio degli utenti che nel memorandum si propone di far adottare da ISP e industria audiovisiva, invece, vanno proprio in questa direzione.
La speranza, a questo punto, è che la Rete faccia quadrato attorno a se stessa e che la cultura giuridica del vecchio continente sia sufficientemente radicata da respingere questo attacco ai più elementari principi di civiltà prima ancora che di diritto.





on Giu 23rd, 2009 at 10:39 pm
Ma quali diritti fandamentali sacrificati? sarebbe un diritto rubare lavoro, investimenti sacrifici, non solo degli autori, major e artisti, ma di tutte quelle persono che vivono facendo parte dei vari settori che vanno dal cinema,musica, libri e videogiochi(solo in Italia siamo oltre 200mila).come si puo\’ pensare di continuare a rubare indisturbati senza pagarne le conseguenze? benvengano i Sarkozy..w la legalita\’!!!
on Mar 1st, 2010 at 5:27 pm
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