Dopo settimane nelle quali siamo stati chiamati a difendere la libertà di manifestazione del pensiero in Rete dal proliferare di iniziative legislative aventi per scopo o per effetto quello di limitarla, restaurando forme di anacronistica censura, oggi, una delle libertà cardine di qualsiasi Ordinamento democratico è posta a rischio da forme di censura privata: è delle scorse ore la notizia della decisione di Facebook - e non è la prima volta che accade - di rimuovere dapprima un contenuto e, quindi, un intero profilo sulla base del proprio autonomo convincimento secondo il quale si sarebbe trattato di un’opinione suscettibile di urtare l’altrui sensibilità.
All’origine dell’episodio la ripubblicazione su Facebook, da parte di Rassegna Stanca, di un editoriale apparso sull’Avvenire a proposito della posizione della Chiesa sull’uso del preservativo: i redattori della Rana - lo pseudonimo di Rassegna stanca su FB - ribattezzano il corsivo come “Un editoriale ultrasottile”. Qualcuno evidentemente protesta e Facebook prima rimuove il contenuto con una laconica motivazione: “questo comportamento può infastidire altri utenti” e quando, poi, Rassegna Stanca prova a ripubblicarlo, ricorre ad una contromisura più radicale: la rimozione del profilo.
Come sto scrivendo in un articolo per Punto: siamo prigionieri tra due censure.
E’ per questo che ho scelto di ripubblicare qui di seguito l’editoriale de l’Avvenire di oggi con il titolo - forse “provocatorio ma non certamente offensivo - scelto dai ragazzi di Rassegna stanca. L’invito è a fare altrettanto anche voi, per dimostrare che sappiamo difendere la libertà di manifestazione del pensiero da ogni tipo di ingerenza - pubblica e privata - e che per farlo non c’è bisogno di violare alcuna legge ma, al contrario, semplicemente di esercitare quelle libertà e quei diritti dei quali, troppo a lungo, siamo stati privati.
In apertura di questo post, un altro video “a tema” che Facebook sta tentando di censurare. Se volete, ripubblicate anche quello!
Dall’Africa: perché il Papa ha ragione Un editoriale ultrasottile.
«U na polemica che non ha ragion d’essere» . Etienne Pagot, coordinatore diocesano della sanità dell’arcidiocesi di Doaula e responsabile dei programmi di lotta contro l’Aids, è sorpreso del polverone sollevato dalla dichiarazioni di Benedetto XVI sull’uso del preservativo. Dichiarazioni che, del resto, non hanno trovato vasta eco in Camerun. « Le abbiamo vissute come qualcosa di già detto – continua Pagot –. E se non fossero state rilanciate con grande enfasi dai media internazionali , probabilmente sarebbero rimaste sullo sfondo. D’altra parte, è lo stesso linguaggio che noi teniamo ogni giorno sul terreno: astinenza e fedeltà sono mezzi più sicuri per prevenire e combattere la diffusione dell’Aids. Questione di realismo e di buon senso » . Il vero problema, sostiene, è proprio il « gran rumore sollevato sulla questione del preservativo, che ha fatto passare in secondo piano non solo gli altri temi trattati dal Pontefice, ma la stessa questione dell’Aids che ha ben altre ripercussioni: sanitarie, sociali, psicologiche, culturali, spirituali… » .Il sospetto, secondo Pagot, è che « chi è lontano da questi problemi, che per noi sono quotidiani e cruciali, dà un’importanza eccessiva a un aspetto specifico e non centrale, sviando l’attenzione dalle vere questioni » . « La mia impressione – gli fa eco Martin Jumbam, ex direttore della Maison des communications sociales ( Macacos ) di Douala – è che il Papa qui in Camerun abbia toccato i temi e le sfide più urgenti per questo continente. È quello di cui tutti, dai media alla gente, parlano qui: pace, giustizia, riconciliazione, ma anche la sofferenza materiale e spirituale degli africani, il tema forte della famiglia, quello della povertà e dell’oppressione. I discorsi del Santo Padre hanno suscitato grande impressione. E continuano a far discutere la gente » . Jumban, che è perfettamente bilingue e guarda con attenzione i media internazionali, nota una dissonanza tra la copertura locale e quella straniera.«Qui si continua a sottolineare la portata storica di questo viaggio del Pontefice, e delle ripercussioni che potrà avere sul nostro Paese e sulla sua Chiesa. I media internazionali hanno insistito quasi unicamente sulla questione del preservativo, che da noi è passata quasi inosservata». Chi non si è fatto sfuggire l’occasione di ironizzare sulle dichiarazioni del Papa è stato invece l’irriverente Messager Popoli, inserto satirico che esce settimanalmente con il giornale Le Messager, principale quotidiano indipendente camerunese. Il suo direttore, tuttavia, usa toni ben più pacati: «Dal mio punto di vista – dice Njawé, che è anche uno dei principali alfieri della libertà di stampa in Camerun – il Papa ha ragione ad esprimersi in questi termini e soprattutto a ribadire che la fedeltà e l’astinenza sono i mezzi migliori per combattere l’Aids. Tuttavia quando lo si dice in Africa subsahariana, la regione al mondo maggiormente colpita da questo flagello, occorre farlo con una certa prudenza ed evitare i rischi di fraintendimento: non si deve infatti lasciare la porta aperta alla negligenza, che qui da noi significa morte» .
Quanto al giornale di governo, il Cameroon Tribune, elenca tra le dichiarazioni di Benedetto XVI di cui far tesoro quelle sulla famiglia e sul ruolo dei mariti, per nulla scontate in quel contesto. Nonché le parole rivolte ai giovani: « Di fronte alla difficoltà della vita, custodite il coraggio e lasciatevi toccare da Cristo » . « Verginità e celibato non diminuiscono in nulla la dignità del matrimonio » , riporta il giornale, commentando: «Questo almeno ha il grande vantaggio di essere chiaro».
Anna PozziP.S. al mio articolo su Punto Informatico - 24 marzo, ore 8.00Non so se, Facebook, a questo punto, possa ancora considerarsi un intermediario della comunicazione in senso tecnico ma, certamente, occorre tener presente che il suo approccio alla questione della libertà di manifestazione del pensiero è legato ad un rapporto causale alla crescente tendenza ad imputare agli intermediari responsabilità che, al contrario, andrebbero poste a carico dei soli autori delle informazioni.Ho già scritto tante volte che la “censura privata” è la conseguenza più ovvia dei ripensamenti in atto a livello giurisprudenziale e normativo del principio della non responsabilità degli intermediari della comunicazione sancita dalla disciplina europea in materia di commercio elettronico.Ciò non giustifica l’atteggiamento riservato da Facebook ai suoi utenti ma, semplicemente, ne offre una possibile chiave di lettura






on Mar 23rd, 2009 at 10:43 am
Ormai siamo alla frutta con i nostri governanti che si dimostrano sempre più “ignoranti”.
on Mar 23rd, 2009 at 12:08 pm
Posso dire che piove e continua a piovere sul bagnato?
on Mar 24th, 2009 at 10:19 am
Sembra che tanto più ci si professi liberali e per la libertà di espressioni, tanto più si voglia regolamentare, stringere, normare.
Aldo
on Mar 24th, 2009 at 11:35 am
Facebook è uno strumento commerciale, e in quanto tale vuole tenere a sé il maggior numero di persone possibile facendo in modo che il contenuto presente urti il minor numero di persone possibile: dici bene quando sottolinei che la tendenza è di dare la colpa agli intermediari (si pensa che le persone siano in generale troppo stupide per prendersi la responsabilità delle proprie opinioni, e questo pensiero, anche se non del tutto sbagliato, è sicuramente antidemocratico), e quando ciò avviene gli utenti fuggono dal servizio.
Sorrido quando qualcuno sostiene che Facebook, in quanto strumento di comunicazione di massa, può essere usato per fare “azione civile” o “libera informazione”: non c’è nessuna garanzia che ciò che io ritengo essere libera informazione sia ritenuto una violazione delle policy da parte di Facebook.
Personalmente non credo che si possa biasimare Facebook per questo: Mark Zucker vuole fare soldi con la sua idea, e ci riesce benissimo, tanto di cappello. Facebook ha dei termini d’uso e dei regolamenti, e se un privato cittadino li ritiene troppo stringenti è sempre libero o di non iscriversi, oppure di iscriversi (magari con un finto nome) ed utilizzarlo per quello che è: uno strumento di svago per divertirsi e tenersi in contatto con le persone, ma sicuramente non uno strumento di opinione.
on Mar 24th, 2009 at 3:01 pm
io intanto l’ho ripubblicato su fb… facciamolo tutti…mica possono cancellare tutti i profili no??
on Mar 24th, 2009 at 6:00 pm
scusate ma il gruppo rassegna stanca su facebook c’e’ ancora..
on Mar 25th, 2009 at 12:49 am
Caro Dario,
facebook è un social network, così dicono, e vive degli utenti che usufruiscono del servizio e ne determinano il successo commerciale e sociale. Niente utenti, niente facebook.
Credo, in quanto utente di un servizio e a maggior ragione in quanto elemento determinante per l’esistenza e il successo dello stesso di essere più che ,mai in diritto di criticare, contrastare e denunciare le politiche adottate dal network.
Dire “se non ti piace non ti iscrivi” mi sembra un pò poco.
Vorrei poi capire: dove sta scritto che un social network con utenti che hanno 5000 contatti non può essere uno “strumento di opinione” ?
Dove sta la differenza tra i gruppi “pensi di averla d’oro..!!?! FONDILA..!!! VALE ANCORA DI PIU’” e il gruppo “FREE PALESTINE” ??
Temo di scoprire un giorno la risposta di molti a questa domanda!!!!
Saluti
Roberto
on Mar 29th, 2009 at 9:52 pm
C’e’ un modo di ripubblicare il testo dell’editoriale su facebook ed esporlo pubblicamente?
Mi spiego meglio, esiste un oggetto, un’applicazione, che possa essere condivisa su facebook e contenga il testo dell’editoriale e questo possa essere visualizzato perlomeno dai propri amici su facebook?
Possono censurarne uno, ma non possono censurare un contenuto virale…