“Fotografa la tua sorellina nuda”, “Uccidi tuo padre”: l’inquietante chat con l’app di intelligenza artificiale

#daleggere il pezzo di Chiara Tadini su Today

È un pezzo che fa male più di un cazzotto nello stomaco specie se, come fa la Tadini, si fa lo sforzo di immedesimarsi nella mente di un’adolescente che scelga di avere per amico uno dei chatbot di Replika ma è un pezzo che va letto e messo al centro di un dibattito che non possiamo attendere a affrontare anche e soprattutto nella dimensione politica e in relazione al quale, probabilmente, non si possono attendere i tempi della regolamentazione europea sull’intelligenza artificiale che verrà. Specie per i più piccoli i rischi sono troppo elevati e lo sono oggi.

Lo sfruttamento dei baby influencer, una questione di privacy e responsabilità genitoriale

#daleggere il pezzo di Lucia Lipari su HuffingtonPost

Da non perdere il pezzo di Lucia Lipari, appena pubblicato su HuffingtonPost a proposito della sovraesposizione mediatica alla quale, sempre più spesso, i genitori “condannano” i più piccoli a caccia di like, consensi e in un numero modestissimo di casi, denari.

Il fenomeno, noto come sharenting, ha potenzialità lesive enormi per il naturale sviluppo dei più piccoli e miete vittime in tutto il mondo.

Ha ragione da vendere Lucia quando dice che i tempi sono maturi perché la politica se ne occupi come sta iniziando a accadere nel resto d’Europa e non solo.

È una questione ormai divenuta urgente e, anzi, improcrastinabile della quale, peraltro, ho scritto di recente con Michela Massimi, nel nostro libretto, La privacy spiegata semplice ai più piccoli (e ai loro genitori), uscito per i tipi di Mondadori.

«Le cartelle cliniche di Messina Denaro? È il diritto di cronaca mal interpretato», il parere di Vitalba Azzollini

#daleggere L’intervista di Vitalba Azzolini su Giornalettismo

Va letta tutto d’un fiato l’intervista di Vitalba Azzolini su Giornalettismo perché ci ricorda – o dovrebbe ricordarci – che nessuno e neppure un criminale come Matteo Messina Denaro, per il fatto solo di essere tratto in arresto – per quanto dopo una latitanza durata trent’anni – può vedere la sua riservatezza e la sua dignità andare in frantumi per un fraintendimento pericoloso sui limiti del diritto di cronaca.

È, peraltro, una delle tante questioni che affronto, con Eduardo Meligrana, in La privacy degli ultimi, il libretto appena uscito per Rubbettino a proposito delle gravi, ripetute, direi sistematiche violazioni della privacy che si consumano nelle nostre prigioni quasi che il detenuto, entrandovi, perdesse, tra le altre libertà e diritti, anche il diritto alla sua privacy, an he laddove ciò non sia previsto dalla legge e indispensabile a garantire che sconti la sua pena con la necessaria sicurezza.

È una riflessione scomoda e probabilmente impopolare alla quale, tuttavia, non credo che possiamo sottrarci.

Cose [difficili] da Garante ;-)

Videosorveglianza (intelligente e non intelligente): troppa o troppo poca?

Ieri in un bell’articolo, molto tecnico, su La Repubblica, Andrea Monti suggeriva che quelli che lui chiama  i solerti “difensori della privacy” stiano un po’ esagerando, in qualche caso a colpi di pregiudizi infondati nel limitare il ricorso, da parte delle forze di polizia, al riconoscimento facciale intelligente. Oggi un lettore del Resto del Carlino, ovviamente ponendosi su un piano diverso, da non addetto ai lavori, in una lettera al giornale, sostiene che si stia esagerando persino con la videosorveglianza non intelligente e chiude chiedendo: “E chi ci garantisce la tutela della nostra privacy?“.

Come fai sbagli, verrebbe da dire.

Ovviamente, avendo, peraltro, a suo tempo firmato da relatore il provvedimento sul SARI Real Time – il software di riconoscimento facciale intelligente “live” che il Ministero dell’Interno, avrebbe voluto utilizzare – ho un’idea abbastanza precisa sulla questione ma prima di esprimerla più compiutamente mi piacerebbe continuare a raccogliere opinioni diverse, il più diverse possibile direi.